STORIA DELL'INNO NAZIONALE DI MAMELI



I versi del nostro Inno Nazionale vennero scritti dal mazziniano Goffredo Mameli (nella foto cartolina commemorativa della morte), poeta e patriota genovese il quale, durante gli esaltanti anni risorgimentali, faceva parte di quella generazione che lo storico francese Jules Michelet definì "misteriosa" perché "amava i sogni, disprezzava il successo e serviva la causa più con il sangue che con la vittoria".


Goffredo Mameli era nato a Genova (città del Regno di Sardegna) il 5 agosto 1827. All’epoca l’Italia era suddivisa in 8 piccoli Stati governati, in maniera dispotica, da dinastie in massima parte straniere. Questa frantumazione politica e la mancanza di libertà e di democrazia, fecero approdare il giovane autore del nostro Inno agli ideali mazziniani che ipotizzavano un’Italia libera ed unita.


L’attivismo "rivoluzionario" di Mameli si evidenziò con forza incontenibile nel 1846, nel Capoluogo ligure durante le cerimonie organizzate per ricordare il leggendario episodio del ragazzo G. Perasso, detto "Balilla", a cento anni dal fatto. Nella circostanza le varie manifestazioni commemorative vennero trasformate in veri moti popolari per costringere C. Alberto a concedere lo Statuto.


Nel tardo pomeriggio del 10 settembre 1847, mentre Mameli si trovava in casa del console francese a Genova, dove spesso si discuteva di politica, scrisse di getto la poesia romantica risorgimentale: "Il canto degli italiani", per esprimere con vigore e commozione le tensioni di quel particolare momento storico ed esaltare i valori della Patria.


Infatti nel carme viene spesso sottolineato che gli italiani devono amarsi ed unirsi.

C’è anche un fugace riferimento a Scipione (il valoroso e vittorioso guerriero romano), all’evidente scopo di richiamare il patrimonio di esempi, di memorie e di gloria lasciatoci dai nostri antichi progenitori: i romani! "Il canto degli italiani" venne subito stampato a Livorno e non a Genova, per evitare la censura piemontese, e diffuso in tutto il Regno.


La sera del 24 novembre 1847 a Torino, nel corso di una riunione nell’abitazione di Lorenzo Valeri (noto democratico piemontese), alla quale partecipava anche il compositore Michele Novara, uno dei presenti che era appena giunto da Genova consegnò a quest’ultimo un foglietto, inviatogli da Mameli, sul quale era trascritto "Il canto degli italiani". Il musicista lo lesse ad alta voce ed esclamò: "stupendo"! poi con le lacrime agli occhi, si portò al cembalo per trovare un accompagnamento musicale a questi versi infuocati. Al momento, afferma il Novara: "misi giù frasi melodiche, una sull’altra, ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole". Scontento si recò subito a casa dove, nella notte, diede a questo poema di speranza e di battaglia, una musica fortemente ritmata e coinvolgente. Ne risultò così un Inno, definito da Garibaldi "trascinante e guerriero".


Mameli perse la vita il 6 luglio 1849 (aveva appena 21 anni), a seguito di ferite riportate combattendo con Garibaldi, durante l’assedio di Roma. Tale immatura morte sul campo, è una chiara testimonianza che per lui il verso del suo Inno: "siam pronti alla morte", non è un addobbo retorico, ma qualcosa di veramente sentito.


Nel 1946, con l’avvento della Repubblica, "Il canto degli italiani" è diventato il nostro Inno Nazionale. Scelta certamente non casuale perché dopo la caduta del fascismo e le disastrose conseguenze della seconda guerra mondiale, occorreva ritrovare l’Italia del dopo Risorgimento che si impose non solo per la collaborazione, operosità e rigore dei cittadini, ma anche per il loro senso di appartenenza ad una sola Patria.


Oggi l’esortazione ad amarci ed unirci sotto un’unica Bandiera che ci viene dall’Inno di Mameli, è quanto mai attuale poiché sulla base di un malinteso cosmopolitismo, si cerca di mettere in discussione addirittura la Patria!


Contro questa moda che porta a svuotare di contenuto morale il Risorgimento, l’Inno Nazionale può costituire un antidoto molto efficace purché, senza moderare gli impulsi, lo si canti ad alta voce in ogni favorevole occasione, per sottolineare a noi stessi ed agli altri che ancora crediamo nella Patria con accentuata fermezza.

 

 


Fonte: nova3.com

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