Allattare per soldi. Crisi, latte materno in vendita su Facebook.

Allattare. Si direbbe si tratti di un’azione naturale per ogni donna che ha avuto un bambino. Eppure nel Regno Unito si è aperto un dibattito sull’argomento.
Dal chiedersi quale sia il luogo migliore per farlo, se in pubblico o meno, alla scoperta di alcune mamme che vendono il proprio latte via Facebook: un vero e proprio mercato nero per arrotondare le entrate in tempi di crisi.
Sembra però che la media delle donne inglesi non ami cimentarsi a lungo in questa operazione, in molti casi dolorosa.
LA SANITÀ RISPARMIEREBBE 40 MLN DI STERLINE. In base a quanto ha rivelato Unicef Uk, infatti, circa 10 mila bambini all’anno in meno richiederebbero trattamenti ospedalieri specifici se le mamme d’Inghilterra li allattassero di più. E il sistema sanitario nazionale (Nhs) potrebbe risparmiarci ben 40 milioni di sterline (49 milioni di euro).
LATTE PREZIOSO PER LA PREVENZIONE. L’argomento è controverso ma i benefici del latte materno nei bambini sono noti.
Proprio per questo, secondo quanto ha scritto il Daily Mail, sia nel Regno Unito sia negli Usa si è creato un mercato nero dell’allattamento. Le mamme usano dei forum online, inclusi dei gruppi Facebook, per vendere la preziosa e nutriente materia prima in eccedenza e guadagnare così rapidamente quanto basta per contribuire ad arrivare alla fine del mese.
Negli Stati Uniti 30 ml di fluido materno possono essere pagati due dollari, nel Regno Unito una sterlina, quindi tra gli 1,2 e gli 1,5 euro.
Molte donne che non riescono a produrre latte a sufficienza desiderano infatti fornire ai propri figli la più consigliata alimentazione per i primi mesi di vita, in grado di proteggerli da molte malattie e allergie.
IL VETO DEI MEDICI: «POCHI CONTROLLI, TANTI RISCHI». Per vendere il latte nel Regno Unito in realtà ci sono delle banche autorizzate Nhs, ma sono nati anche alcuni siti web che sembra siano più rapidi e immediati da usare, come onlythebreast.co.uk il cui slogan è: «Il nostro discreto sistema di allattamento al seno permette di vendere o comprare il latte in modo semplice e privato».
Ma i medici hanno più volte stigmatizzato il ricorso a queste organizzazioni che esulano dal sistema sanitario nazionale in quanto probabilmente poco controllate: «Nonostante il nutrimento materno sia generalmente l’opzione migliore per i neonati, le donne che non sono in grado di produrre latte dovrebbero evitare di servirsi di internet per garantire al figlio la giusta dose».
I donatori potrebbero infatti prendere medicinali o droghe e avere malattie infettive, non da ultime l’Aids e l’epatite. I controlli per le donatrici via internet sembra siano infatti raccomandati ma non obbligatori, rendendo così l’acquisto del latte molto pericoloso.

Il 48% delle mamme inglesi allatta per sole sei settimane

Resta paradossale il fatto che alcune donne inglesi abbiano deciso di vendere il proprio latte mentre la maggior parte desideri disfarsi dell’allattamento il prima possibile.
L’Indipendent ha infatti riportato alcuni dati rilasciati da Unicef Uk, secondo cui solo il 25% delle mamme allatta per almeno sei mesi, il tempo consigliato perché il bambino possa rafforzare il proprio sistema immunitario.
Sebbene l’80% delle donne inglesi inizi l’operazione nei primi giorni di vita dei figli, il 48% si ferma dopo appena sei settimane.
UNICEF UK: «PIÙ ALLATTAMENTO, MENO SOFFERENZE». Nel report è stato spiegato che se la maggior parte delle mamme riuscisse ad allattare per almeno quattro mesi ci sarebbero per i bimbi 3 mila ricoveri in meno per gastrointeriti e 6 mila per malattie respiratorie.
Il problema non è solo relativo alla salute dei piccoli. Anita Tiessen, direttore di Unicef Uk, ha spiegato che il Regno Unito ha uno dei tassi di allattamento più basso del mondo per quanto riguarda la durata, «e questo costa al Nhs milioni di sterline ogni anno, oltre che disagio e sofferenze per molte famiglie proprio dovute alle malattie che i bambini contraggono più facilmente».
I problemi legati al basso tasso di allattamento hanno portato alcuni governi a indire delle campagne di incentivazione.
In Scozia per esempio viene promosso da tempo il progetto Feedgood factor che cerca di incoraggiare le mamme a nutrire i figli con il latte materno il più a lungo possibile.
PROBLEMI DI TEMPO E LUOGO. Considerando i soldi che lo Stato potrebbe risparmiare è probabile che anche la corona e il governo inglese decidano di spingere le donne a quella che resta una scelta responsabile, seppur dolorosa e anche controversa.
Come ha scritto il Telegraph infatti nessuno è ancora riuscito a rispondere alla domanda: quali sono i migliori luoghi dove allattare?
In casa propria, hanno suggerito in molti. Ma le mamme di oggi possono essere parecchio impegnate, soprattutto in caso decidano di dare il latte ai bambini per un periodo di tempo prolungato durante il quale è difficile che si possano semplicemente barricare nel nido famigliare.
Ci si può chiedere cosa urti di più la sensibilità pubblica: se il vendere il proprio latte materno su Facebook quando esistono delle banche ben controllate per aiutare chi ne ha bisogno o sbottonarsi la camicetta al parco e iniziare ad allattare. L’opinione comune resta divisa.

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