Per contrastare e arginare il fenomeno dell’alcolismo, diffuso soprattutto tra i più giovani e piaga sociale nel Regno Unito, il servizio sanitario britannico (il National Health Service, Nhs) ha consentito la messa in vendita di una pillola capace di aiutare a smettere di bere.
Il medicinale costa 3 sterline (ossia circa 3,8 euro) e consiste di una compressa a base di nalmefene, un principio attivo che agisce a livello cerebrale modificando l’attività di alcuni recettori per gli oppiacei, riducendo la produzione di dopamina. Grazie alla minor quantità di questo neurotrasmettitore endogeno, il farmaco fa diminuire il desiderio di ingerire sostanze alcoliche, e va assunto ogni giorno in cui percepisce il rischio di bere. Nell’arco di sei mesi, secondo gli studi pubblicati finora (1, 2), la pillola a base di nalmefene sarebbe efficace nel ridurre la necessità di assumere alcol per il 61% dei pazienti.
La compressa non è indicata solo per chi soffre di vero e proprio alcolismo, ma potrebbe essere assunta (1-2 ore prima dell’orario previsto per il consumo di alcol) anche da chi non si trova in una condizione patologica e beve solo un paio di bicchieri di vino al giorno. I medici britannici dell’Nhs, infatti, possono prescrivere il nalmefene a chiunque, purché vengano seguite le indicazioni del National Institute for Health and Care Excellence (il Nice). Gli alcolisti gravi, in ogni caso, devono essere trattati soprattutto attraverso altre cure e terapie, in quanto il nalmefene risulterebbe insufficiente.
Nonostante il farmaco sia già disponibile e la compressa non sia una novità, nel nostro Paese il nalmefene è ancora poco conosciuto e non ha avuto grande diffusione. In Italia il farmaco in commercio con lo stesso principio attivo è il Selincro, approvato nel marzo 2013 dall’European Medicines Agency (Ema). Tra gli effetti collaterali più comuni, registrati circa nel 10% dei pazienti, ci sono sonnolenza, ipertensione, tachicardia, sudorazione eccessiva, vertigini, nausea e vomito. Il medicinale non può comunque essere assunto da chi fa uso di oppioidi, poiché agisce sui medesimi recettori a livello cerebrale, e il consumo è sconsigliato anche alle donne incinte e durante l’allattamento.
Anche se il nalmefene riduce il desiderio di consumare alcol (pur non prevenendo gli effetti di una eventuale intossicazione), resta il problema del trattare l’alcolismo attraverso un semplice medicinale, una pillola. Un rimedio di questo tipo, infatti, non tiene conto di tutti quei fattori legati alla personalità e alle motivazioni psicologiche e psichiatriche che conducono all’alcolismo. Se il farmaco è in grado di eliminare i sintomi del disturbo attraverso l’effettiva riduzione dell’assunzione di alcol, non agisce però alla base del problema, ossia non può intervenire sui disagi, sui disadattamenti e sugli stili di vita che portano a voler sperimentare di continuo gli effetti psicotropi dell’alcol.
In ogni caso, secondo i dati diffusi dai media britannici, il progetto del servizio sanitario nazionale d’oltremanica costerebbe oltre 280 milioni di sterline all’anno e, in 5 anni, dovrebbe salvare quasi 2mila vite umane, prevenendo 44mila ricoveri in ospedale. Le prime stime indicano infatti che fino a 600mila persone potrebbero iniziare a utilizzare il farmaco nel solo Regno Unito.
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