FURTI D'IDENTITÀ SU FACEBOOK: È BOOM. OCCHIO ALLA PASSWORD
Gli hacker puntano sul Social. Prima di fine anno Facebook e Twitter supereranno le email come principale vettore di attacco verso gli utenti privati. Furti di identità, stalking, truffe, pedop***ografia. I profili personali, gestiti attraverso i pc, ma soprattutto con gli smartphone e i tablet, sono oramai una delle principali fonti di rischio sia per gli utenti privati che per aziende e organizzazioni. A lanciare l’allarme è il Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, che nel nuovo rapporto gennaio-aprile 2012, presentato ieri a Roma ha registrato un’impennata del cyber crimine.
«In Italia, sette persone su 10 - spiega Paolo Giudice, del Clusit - sono prive delle competenze adeguate per difendersi dai rischi di truffe on line». E proprio per quanto riguarda i sistemi mobili - secondo gli esperti - il 2012 sarà caratterizzato da un aumento esponenziale delle minacce e degli assalti, questi ultimi già cominciati. «Gli smartphone - continua Giudice - consentiranno attacchi sempre più sofisticati, visto che nella maggior parte dei casi non dispongono di protezioni anti-malware efficaci, anzi spesso sono gli stessi utenti a manomettere i telefoni e a sbloccarne alcune funzionalità».
Le ricerche del Clusit danno un’immagine diversa dei social network che spingono l’utente a esporre eccessivamente la propria identità digitale, una brutta abitudine che associata al crescente uso dei dispositivi mobili di accesso (i tablet a esempio sembrano dei pc, ma in realtà sono dei semplici smartphone) aumenta considerevolmente l’esposizione al cyber crimine come il phishing, l’installazione di applicazioni non sicure e l’uso improprio delle proprie credenziali, anche finanziarie. Mai - spiegano gli informatici - salvare password sui browser dei cellulari, o su file nelle memorie interne. Il rischio, in questi casi, è altissimo.
Lo confermano i numeri. Il costo della malavita «virtuale» è reale: considerando anche gli attacchi informatici ad aziende ed enti pubblici, in Italia si sfiorano i 7 miliardi di euro l’anno. Per ora c’è ancora poco a disposizione sul mercato per garantire la sicurezza della navigazione con i dispositivi mobili. L’unica arma a disposizione sembra essere il buonsenso
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