I 50 ANNI DI BRAD PITT - FOTO

A vederle tutte in fila sembrano le figurine di un album. La prima – celo! – è quella del famoso esordio in Thelma & Louise:  faccia da pubblicità del dopobarba e ciuffo sugli occhi. Nella terza – celo! – il capello è più lungo e scuro ed è comparsa la barba: lì girava Kaliforniaed era fidanzato con Juliette Lewis. La quinta del 1994 e la sesta del 1995 – celo! celo! – sono rispettivamente quella di Vento di passioni, dove era il ribelle Tristan, e quella di Seven, dove faceva il giovane detective troppo sicuro di sé. Quella dopo – anno 1996: Sleepers – invece a me manca. In compenso abbiamo tutti quella del 1997, l’anno di Sette anni in Tibet: biondo più che mai e con la riga in mezzo. Sono gli anni del fidanzamento con Gwyneth Paltrow e l’inizio di un periodo di capelli ossigenati, giacche di pelle e aria da bravo ragazzo. Dura poco. Nel 1998 inizia la fase Aniston e, a guardar bene, ha ragione chi dice che Brad Pitt finisce per assomigliare sempre alla fidanzata di turno. Fino al 2005, fine del matrimonio con Jennifer, è un susseguirsi di look finto scarmigliati almeno quanto le acconciature della sua compagna. I film, in compenso, sono tra i migliori che abbia fatto: Fight Club (e grazie per averci fatto scoprire l’esistenza di quel muscolo addominale trasverso che mai avevamo visto prima), Snatch - Lo strappo, Ocean’s Eleven, Troy. Per la cronaca: celo celo celo celo.

La prima vera svolta arriva nel 2005: capello ossigenato e divorzio. Soprattutto, l’entrata in scena di Angelina Jolie. Il film è Mr. & Mrs. Smith – celo anche questo: e non è neanche così male – e la fama di Brad, come la sua vita, subisce un’accelerazione vertiginosa. Nel 2006 nasce Shiloh ed esce Babel (celo). L’anno dopo in famiglia arriva il vietnamita Pax ed esceL’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (celo a metà, nel senso che mi sono addormentata, lo confesso). Nel 2008 prima arriva la candidatura all’Oscar con Il curioso caso di Benjamin Button (celo, anche se non vince). Poi, a luglio, i due gemelli Vivienne e Knox, e il numero totale di figli sale a sei. Nel 2009 è la volta del baffetto, del bagno di folla a Cannes con Angelina e del successo di Bastardi senza gloria (celo: c’è forse qualcuno a cui manca?). Il resto è storia recente: la seconda candidatura all’Oscar per L’arte di vincere (celo:e lo avrebbe anche meritato), il fidanzamento ufficiale, l’impegno con Make It Right, l’associazione da lui fondata nel 2006 con lo scopo di aiutare la ricostruzione di New Orleans dopo la distruzione provocata dall’uragano Katrina – e che l’anno scorso ha consegnato le prime 90 case –, le dichiarazioni sulla paternità e quelle a sostegno di Angelina dopo l’operazione di doppia mastectomia preventiva a cui si è sottoposta lo scorso febbraio.

Tutto questo per dire che sì, certo, si può giocare a celo celo celo manca con il faccione di Brad, ma tra tagli di capelli improbabili, barbe che vanno e vengono, ciuffi ridicoli e decolorazioni imbarazzanti, questo signore è riuscito in un’impresa che – visto come si erano messe le cose in termini di fama – rischiava di diventare impossibile: dimostrare di essere un ottimo attore. Uno che non è bravo perché è Brad Pitt, ma è bravo nonostante sia Brad Pitt, ragazzo immagine della nuova Hollywood, la metà debole della coppia che sta ridisegnando i contorni della celebrità.

L’ultima figurina che davvero manca, oltre a quella in abito da sposo, è quella di Brad-che-tiene-in-mano-la-statuetta-dell’Oscar.
Da quell’esordio senza maglietta in Thelma & Louise passando per la sfilza di fidanzate celebri fino ad arrivare alla pubblicità del profumo, c’erano tutti gli ingredienti per diventare una caricatura. Invece ce l’ha fatta, avvantaggiato probabilmente da una posizione di partenza che lo ha sempre visto sfavorito rispetto a un Sean Penn, per esempio, giusto per citare un suo quasi coetaneo. La dimostrazione che, se hai cervello, a partire con aspettative basse poi alla fine ci guadagni. Ora che ha 50 anni e 24 di carriera sulle spalle, la figurina Brad-il-bello-e-basta è quasi sbiadita. Per aggiornare l’album ne occorrono altre: Brad-il-bravo-attore, Brad-il-produttore- capace, Brad-padre-di-famiglia, Brad-costruttore-che-aiuta-New-Orleans.

Due anni fa, mentre girava il mondo per promuovere L’arte di vincere, aveva rilasciato questa dichiarazione: «Tra poco avrò 50 anni, con il cinema potrei anche smettere». Ora che ci siamo, non sembra un’ipotesi così folle, anche considerando che sono in arrivo due suoi film quasi definitivi: Il procuratore di Ridley Scott, il regista di Thelma & Louise (vedi alla voce chiusure del cerchio), e soprattutto 12 anni schiavo, il nuovo di Steve McQueen, un film importante in cui non solo recita la parte dell’unico bianco buono, ma che ha anche finanziato personalmente, tanto era importante per lui che venisse realizzato.

Se davvero Brad Pitt decidesse di lasciare il cinema a 50 anni, sarebbe in fondo comprensibile: si tratta di un uomo che ha passato metà della sua vita sperando di diventare famoso, ma che rischia di passare la seconda metà cercando di essere lasciato in pace. Se davvero succedesse, sarebbe però un vero peccato: l’ultima figurina che davvero manca, oltre a quella in abito da sposo (si vocifera di un matrimonio a Natale in Francia, ma chissà se è vero), è quella di Brad-che-tiene-in-mano-la-statuetta-dell’Oscar. Più rara di quella mitica di Pizzaballa, il portiere dell’Atalanta che per mesi, nel lontano 1963, nessun collezionista italiano riuscì a trovare nei pacchetti Panini. Sarebbe la conclusione ideale, nel meraviglioso album di Brad.
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