La befana porta tasse e carbone

L’inizio del 2013 porta la consueta pioggia di aumenti dei costi che peseranno nelle tasche degli Italiani. Nonostante la crisi non incoraggi certo un incremento del volume di traffico (le stime parlano di una minore percorrenza del 7%-8% nel 2012 rispetto al 2011 per il solo traffico auto) dal primo gennaio i pedaggi autostradali sono aumentati in media del 3,9% (erano già saliti del 3,1% nel 2012 e del 3,3% nel 2011), ma su alcune tratte l’aumento stato ben superiore (+13% in media per le autostrade venete, +14% per alcune tratte autostradali in Val d’Aosta), mentre per il gas l’autorità per l’energia ha annunciato un incremento dell’1,7%, in parte compensato da un calo dell’1,4% per l’energia elettrica (l’effetto combinato dovrebbe tuttavia essere un aggravio di circa 15 euro nell’arco dell’intera annata). Ovviamente per non scontentare nessuno sono scattati anche aumenti le spese aeroportuali e quelle ferroviarie e per il trasporto locale. Secondo le associazioni dei consumatori nel primo caso l’incremento è di 31 euro in medi all’anno, di 83 euro l’anno in media nel secondo. C’è poi il capitolo dei costi legati ad assicurazioni e banche: per quanto riguarda le polizze Rc Auto (che essendo obbligatorie per legge sono le uniche che hanno continuato a registrare un incremento degli importi dei premi sottoscritti, anno per anno, anche durante la crisi) secondo il sito Facile.it, registreranno un incremento per circa 1,4 milioni di italiani che lo scorso anno sono rimasti coinvolti in un incidente e dovranno dunque pagare un premio maggiore quest’anno. Se non altro secondo le analisi di Facile.it le assicurazioni hanno ormai costi più contenuti rispetto ad un passato anche recente e il cambio di classe spaventa meno, portando ad un incremento delle denuncie di sinistro, il che spiegherebbe perché la Toscana, per il quarto anno consecutivo, resta in cima alla classifica con il 5,14% di automobilisti che ha dichiarato di aver causato un incidente nel 2012, seguita dal Lazio (4,76%), dalla Sicilia con il 4,69% e dalla Sardegna, quarta con il 4,63% (mentre in Calabria, Campania e Puglia le denunce restano attorno al 3,5%). Potenza del libero mercato, oggi trovare un’assicurazione più economica è possibile grazie all’abolizione del tacito rinnovo: “Fino ad oggi – spiega Mauro Giacobbe, responsabile business unit assicurazioni di Facile.it – molti italiani si adagiavano sulla propria assicurazione senza verificare se ne esistesse una più adatta a loro. Nell’ultimo periodo qualcosa è cambiato e il volume delle polizze intermediate via web, ad esempio, è cresciuto arrivando all’8% del totale polizze emesse in Italia. L’abolizione del tacito rinnovo da un lato spingerà molti automobilisti a guardarsi intorno e a verificare quali siano le offerte presenti sul mercato, dall’altro le compagnie ad essere più competitive e a mettere in atto strategie di marketing (e di prezzo) per attirare a sé i profili migliori”. Speriamo sia così e che qualsiasi governo succeda all’attuale trovi la forza (e il coraggio) di proporre nuove “lenzuolate” di liberalizzazioni, ad esempio nel settore bancario, in questi mesi impegnato in un recupero di redditività che si sta scaricando sulle spalle della clientela attraverso una serie di “repricing” (avete notato come suoni meno sgradevole di “aumento del prezzo”?) dei propri servizi che forse sarebbero stati meno agevoli se nel settore fosse presente il “virus” della libera concorrenza. Ma tant’è: del resto con l’inizio anno proprio sulle banche (o meglio sulla loro clientela) si è scaricato l’ennesimo incremento del peso fiscale con l’incremento dal primo gennaio dell’imposta di bollo su conti deposito e buoni postali del 50% (dallo 0,10% allo 0,15%), con un minimo di 34,2 euro e un’esenzione sotto i 5mila euro. Per il Bancoposta il canone annuo passerà da 30,99 euro a 48 euro, mentre il bancomat diverrà gratuito, ma per 10 assegni si pagheranno 3 euro e salirà il costo dei bonifici. Inoltra dal primo marzo entrerà in vigore la Tobin Tax che colpirà inizialmente gli scambi azionari e poi (dal primo luglio) quelli sui derivati e fine anno si dovrà versare lo 0,15% sul valore di tutti gli investimenti finanziari. Se poi non bastasse, il “menù” fiscale nel quale l’Imu è destinata a confermare il suo ruolo di “portata principale”, si arricchirà di alcune novità. Arriva infatti l’Ivie, imposta sul valore degli immobili all’estero, imposta che si pagherà il 9 luglio e che prevede un’aliquota pari allo 0,76% del valore dell’immobile (come una seconda casa, dunque), anche se potrebbero sorgere alcune complicazioni visto che la norma parla di valore pari “al costo risultante dall’atto di acquisto oppure al costo di costruzione”, in mancanza dei quali si assume il valore di mercato. L’unica esenzione all’Ivie è relativa ad immobili che generino importi inferiori ai 200 euro (dunque di valore inferiore ai 26.381 euro). E poi ancora: al posto della Tarsu (l’imposta comunale sui rifiuti urbani) da quest’anno si pagherà la Tares, collegata alle dimensioni degli immobili e destinata a riassorbire anche la tassa di igiene ambientale e dunque a pesare più rispetto alla precedente imposta. Di quanto? Secondo la Uil la spesa media si aggirerà sui 305 euro circa 80 euro in più della “vecchia” Tarsu. Il canone Rai (che è ormai una tassa di possesso di apparecchi radiotelevisivi) sale da 112 a 113,5 euro, mentre passa da 60 a 70 centesimi il francobollo per la posta prioritaria, mentre dal primo luglio dovrebbe aumentare l’Iva dal 21% al 22%. In tutto secondo alcune stime potrebbero essere sino a 1.500 euro di maggiori oneri per ogni famiglia italiana. Se a questo punto sentite qualche leader politico che vi promette di abolire le tasse, creare milioni di posti di lavoro, far ripartire l’economia italiana, sviluppare le start-up, le agende digitali, le autostrade del mare, del cielo e della terra, il tutto senza minimamente citare l’euro o l’Eurozona, sapete che sta solo cercando di distrarvi e di non farvi accorgere del fatto che nel frattempo stanno nuovamente e ancor più robustamente mettendo mano nelle vostre tasche. Così è, se vi pare.
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