Melissa, il killer: ho sbagliato, che volete fare ?
Lucida la confessione, tenebroso il movente e contorni. Così si chiude per ora il cerchio su Giovanni Vantaggiato. L'attentatore, nei verbali pubblicati da "Repubblica" ammette di aver sbagliato ad uccidere Melissa: "E' stato un colpo di testa - dice - che volete fare? Ho fatto tutto da solo... ce l'ho col mondo intero, prima si lavorava e si guadagnava. Ora non più". Ma gli inquirenti non credono abbia agito senza complici (e mandante). Sullo yacht, come se nulla fosse
Dopo l'attentato, quel 19 maggio, Vantaggiato ha proseguito a comportarsi come nulla fosse anche dopo l'attentato, continuando a lavorare tutto il giorno nella sua azienda, un deposito e rivendita di carburanti agricoli, e a dedicarsi al suo hobby: la cura della sua preziosa barca, uno yacht in legno a motore da 50 piedi. Alla barca Vantaggiato dedicava le ore libere della giornata e i fine settimana. Nemmeno una settimana fa un artigiano di Copertino, che per lo yacht di Vantaggiato ha realizzato alcune tappezzerie l'anno scorso, ha visto l'uomo sulla darsena di Porto Cesareo (Lecce) dove è ormeggiata l'imbarcazione. ''Stava facendo i lavori di pulizia della carena - racconta - quelli che si fanno annualmente prima di rimettere a mare la barca per le vacanze''.
Si lascia scappare un "noi": è caccia ai complici
Benché Vantaggiato continui a ripetere di avere ideato e realizzato il progetto criminale da solo, gli inquirenti proseguono nella ricerca di mandanti o complici. Anche in virtù di un'affermazione di Vantaggiato che si sarebbe tradito citando un "noi" nella ricostruzione della preparazione dell'attentato. "Giovanni Vantaggiato ha ammesso la sua diretta partecipazione all'azione criminale - si legge nel provvedimento con cui il procuratore di Lecce lo ha spedito in carcere - ma non ha voluto indicarne il movente, assumendo un atteggiamento ai limiti dell'offesa dell'intelligenza di chi lo interrogava, tendente evidentemente ad occultare il concorso di altri, nonostante si sia lasciato sfuggire, nel corso dell'interrogatorio, l'uso del plurale con riferimento al trasporto e alla collocazione del bidone con l'ordigno esplosivo, dovendosi quindi ritenere il coinvolgimento di altri e potendosi altresì ipotizzare l'esistenza di un committente".
La fuga in macchina
Dai verbali pubblicati da "Repubblica" emergono anche particolari sui momenti successivi all'esplosione. "Dopo aver premuto il telecomando - racconta Vantaggiato -, mentre c'era il fuoco e le fiamme sono andato via con la mia Sonica e sono tornato a lavorare al mio deposito". Dell'inferno lasciatosi alle spalle l'uomo ha saputo più tardi attraverso i mezzi di informazione. "Non ero preoccupato. Ho visto il video in televisione e ho pensato che non potevo essere riconosciuto e poi sono andato a farlo nella scuola di Brindisi perché lì nessuno mi conosceva e quindi non mi poteva denunciare nessuno"
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