OMICIDIO LORIS: SI AGGRAVA LA POSIZIONE DELLA MAMMA. ECCO PERCHE'



Una fascetta, secondo i nuovi risultati dell’autopsia, avrebbe ucciso suo figlio. Una fascetta, anzi un mazzo di fascette, avrebbe riconsegnato a una maestra del suo bimbo, con un tempismo alquanto strano. Anche, e soprattutto perché, con quel tipo di oggetto Loris, e i suoi compagni, a scuola non avrebbero mai lavorato. Sono sempre più i dubbi, e le incongruenze, sul comportamento di Veronica Panarello, la venticinquenne mamma di Andrea Loris Stival, il bimbo di otto anni ucciso sabato scorso a Santa Croce Camerina, nel ragusano.

IL GIALLO DELLE FASCETTE – L’ultima ombra sulla donna l’ha gettata una delle insegnanti di Loris. Tutto è successo il giorno in cui la maestra è andata a casa di Veronica per le condoglianze. Racconta il Corriere della Sera che la madre della piccola vittima avrebbe consegnato un mazzo di fascette alla maestra, spiegando che “ve le restituisco, sono quelle che servivano per le lezioni di scienze”. Ma l’insegnante ha chiarito come in realtà quel tipo di oggetto non sia mai stato adoperato in classe durante le lezioni. Quindi perché Veronica ci ha tenuto così tanto a restituire quelle fascette? E’ solo un caso che i nuovi risultati dell’autopsia dicono che Loris sia stato ucciso proprio da una fascetta di quelle che usano gli elettricisti?

LE TROPPE RICOSTRUZIONI – Ma questi non sono gli unici interrogativi su Veronica. La venticinquenne in due interrogatori avvenuti a distanza di poche ore ha raccontato due versioni di quel sabato mattina molto diverse tra loro e per giunta smentite entrambe dalle riprese delle telecamere del paese. Da qui la convinzione degli inquirenti: almeno in uno dei due colloqui con gli investigatori – che ancora non l’hanno iscritta nel registro degli indagati – ha mentito.
Ricostruisce il Corsera:
“Veronica viene sentita da polizia e carabinieri due volte: alle 20.30 di sabato 29 novembre, quattro ore dopo il ritrovamento di Loris nel fosso di Mulino Vecchio, e domenica 30, nel pomeriggio. “Come al solito – mette a verbale il 29 novembre – ho provveduto ad accompagnare mio figlio a scuola, ma siccome eravamo in ritardo e c’era traffico ho lasciato Loris a circa 500 metri dalla scuola”. Il giorno dopo quei 500 metri si riducono: “Mi sono fermata a poche decine di metri dall’ingresso della scuola, dove ho fatto scendere Loris”.

LE DUE VERSIONI – Due le ricostruzioni prima della scomparsa, due quelle per il dopo, quando la donna si accorge che Loris non è fuori dalla “Falcone Borsellino”. Veronica racconta quei minuti in due modi: prima dice che ha parlato con i compagni di classe e le maestre – cosa che non risulterebbe -, poi le maestre scompaiono: “Dopo aver parcheggiato nei pressi della scuola mi reco al cancello. Assalita dal panico ho cercato aiuto nei vigili urbani, ho chiamato mio suocero, ho chiesto ai bambini e poi ho chiamato il 112″. Un comportamento che sarebbe evidentemente strano: perché – si chiedono gli investigatori – chiamare i vigili e la polizia immediatamente e non chiedere aiuto alle maestre, che erano ancora a scuola?

IL DNA SOTTO LE UNGHIE DI LORIS – Molte risposte potrebbero arrivare, almeno lo sperano gli inquirenti, dal Dna che è stato trovato e isolato sotto le unghie di Loris. Ipotizza chi indaga che, nel tentativo di difendersi, il bimbo possa aver lottato con il suo aggressore e quindi portare ancora sul corpo le tracce del suo assassino. La strada verso la verità, forse, non è più così lunga. “

OMICIDIO LORIS: Si Aggrava la Posizione della Mamma – ECCO PERCHE':
fonte: inews24.it
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