Morire allo stadio ucciso dagli ultrà tra l’indifferenza e il plauso dei tifosi della curva. Verrebbe da rievocare il Colosseo, se non fosse per il fatto che lì si uccidevano gladiatori, schiavi, prigionieri, cristiani, animali, ma non gli spettatori. È successo in Argentina a Cordoba sabato notte, durante il match di Primera Division tra il Belgrano, la squadra locale, e il Talleres poi «regolarmente» disputato e finito 1-1.
Emanuel Balbo, 22 anni, era un tifoso del Belgrano e aveva deciso di andare allo stadio per sostenere la sua squadra. Con lui il padre. All’ingresso nella curva del Belgrano incrocia lo squadro con un uomo che non avrebbe mai pensato di trovare lì. È Oscar Eduardo Gomez, 30 anni, lo riconosce. È un volto che non avrebbe potuto scordare mai. È l’uomo che ha ucciso suo fratello.
La mente ritorna ad una sera di novembre del 2012 quando suo fratello Augustin Balbo, 14 anni, è in sella ad un motorino con Enrique Diaz, 15 anni. Vengono travolti e uccisi da un’auto impegnata in una corsa clandestina, vettura guidata proprio da Oscar Gomez. L’incidente, come viene poi derubricato nelle indagini, provoca una rivolta nel quartiere. Inutilmente, 4 anni dopo Oscar Gomez gira libero. E con uno sguardo riconosce Emanuel Balbo. Temendo una vendetta si mette a gridare agli amici ultrà che uno del Talleres è entrato nella loro curva. E indica Emanuel Balbo. È un attimo e un gruppo di tifosi lo circonda, lo picchia e lo scaraventa dal parapetto sul terreno distante 10 metri di altezza. Per lui la diagnosi è terribile: morte cerebrale. Ma quel che sorprende (o che forse non dovrebbe sorprendere nell’epoca dei social), è che mentre viene commesso un omicidio decine di presenti fotografano e filmano con i telefonini per poi postare tutto sul web. Sono prove schiaccianti che hanno portato finora in carcere tre dei presunti autori del delitto. Altri forse seguiranno. L’unico mistero che resta da risolvere è se siano peggiori coloro i quali hanno buttato di sotto Emanuel Balbo o coloro che hanno assistito indifferenti o compiaciuti.

fonte: corriere.it