Sylvia Bubits, 54 anni, vive da sempre a Traiskirchen, venti chilometri a sud di Vienna, dove si trova il più grande centro di accoglienza per rifugiati del Paese. Uno di loro, un giovane afgano, otto mesi fa, ha violentato la madre di Sylvia, una 72enne che stava portando a spasso il vecchio cane nei boschi lungo il fiume Schwechat: qui in molti e di tante etnie fanno il bagno d’estate.
Secondo quanto ricostruito, il giovane ha prima avvicinato la donna con modi gentili, poi l’ha gettata a terra, tappandole la bocca e abusando di lei.
Classe 1998, l’afgano è stato condannato a venti mesi di reclusione per i reati di violenza sessuale e furto di un pacchetto di sigarette. La sua difesa è stata che non era lucido, avendo bevuto una bottiglia di vodka, mentre i legali dei Bubits considerano la pena troppo mite.
Nelle settimane in cui l’ondata anti-immigrati ha lanciato Norbert Hofer del Partito della Libertà, conservatore e di estrema destra, verso la presidenza, la vicenda di Sylvia Bubits e di sua madre è finita addirittura sul ‘New York Times’.