Dalla rutilante “Page 3” del tabloid britannico The Sun a una triste stanza d’ospedale, alle prese con la decisione più difficile della sua vita. Kym Graham, ex modella molto nota ai lettori d’Oltremanica (e non solo), si è ritrovata da un momento all’altro dentro al peggiore incubo che possa capitare a una madre: decidere di lasciar morire una delle due gemelle che portava in grembo, o rischiare di perdere entrambe a causa di una malattia rara. E dire che solo poche settimane prima si era sentita la donna più felice del mondo…
“E’ stato un momento terribile – ha raccontato Graham in un’intervista esclusiva con il Sun on Sunday – . Certi giorni, durante la gravidanza, non facevo altro che star seduta e piangere. Sentirmi dire che una delle mie gemelle non ce l’avrebbe fatta è stato come ricevere un colpo al cuore. Una cosa che non auguro a nessun’altra madre al mondo”. La 24 enne, originaria di Newcastle, non vedeva di metter su famiglia assieme al fidanzato Dean Cadogan, 26 anni, ma proprio sul più bello il loro sogno è stato spezzato. “Ho saputo di essere incinta lo scorso aprile – ricorda ancora Graham – ed è stata una bellissima notizia. Desideravamo tanto un bambino. Poi, alla quinta o sesta settimana ho scoperto che aspettavo due gemelle. Ero contentissima, ma siccome erano due gemelle identiche, la gravidanza sarebbe stata ad alto rischio, così ho dovuto sottopormi ad altri esami con cadenza bisettimanale”. “E – continua – alla dodicesima settimana, durante uno di questi controlli, è venuto fuori che una delle due aveva la plica nucale troppo spessa – ovvero un eccesso di pelle dietro al collo – il che denota in genere una qualche anomalia, mentre l’altra era normale”. Alla 21° settimana è arrivata una diagnosi ancor più grave: una delle due nasciture – che lei aveva già chiamato Willow e Sophia – non si muoveva. “Era Sofia”, spiega la sua mamma. “La testa e il corpo erano a posto, ma le gambe e le braccia erano nascoste nel suo petto”. Una “forma insolitamente grave” di artrogriposi, una condizione clinica caratterizzata da rigidità articolare congenita in diversi distretti anatomici, per cui la piccola non aveva alcuna possibilità di sopravvivere. Ma non è tutto: anche Willow era in pericolo, a causa delle complicazioni legate alla trasfusione gemello-gemello. In sostanza, le due gemelle condividevano lo stesso afflusso di sangue.
