Il video ha suscitato l’indignazione degli utenti social, disgustati dal comportamento della donna nei confronti di un bambino di età compresa tra i 2 ed i 3 anni. In seguito alla pubblicazione, l’autore del video è stato intervistato dalla stampa locale alla quale ha confermato che quello trascinato dalla donna non era un bambolotto (come molti utenti social hanno asserito) ma un bambino in carne e ossa. Messa al corrente della vicenda, la polizia di Liverpool ha aperto un’indagine al fine di rintracciare la donna che ha compiuto l’abuso ai danni del figlio e andare a fondo sull’accaduto.
Quanto accaduto a Liverpool dimostra che i social possono avere anche una funzione sociale importante: il video girato dal passante, infatti, è una prova di un abuso perpetrato ai danni di un bambino e potrebbe permettere alla polizia di salvarlo da una quotidianità fatta di sofferenze e violenze. Già in altri casi di violenze su bambini, l’ausilio della condivisione social aveva non solo aiutato le indagini, ma le aveva accelerate permettendo l’arresto del colpevole: lo scorso dicembre in Cina, ad esempio, una maestra d’asilo è stata incriminata grazie ad un video che la riprendeva mentre scaraventava per terra un bambino che si rifiutava di andare a dormire.
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