Pasquale Iacovone, reo di aver dato fuoco alla propria abitazione, uccidendo i suoi figli di 8 e 12 anni, carbonizzati nell’incendio, “ha appiccato il fuoco in base a un piano organizzato per tempo”.
Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise d’appello di Brescia nelle motivazioni della sentenza. L’episodio di cronaca era avvenuto a Ono San Pietro, meno di mille anime in provincia di Brescia, il 16 luglio 2013, destando molto clamore.
Dopo i risultati dell’autopsia, la quale aveva accertato che i due fratelli erano morti non a causa dell’incendio ma erano soffocati ancor prima del divampare delle fiamme, i sospetti si erano addensati sul padre dei bambini.
Iacovone venne condannato all’ergastolo in primo grado e la sentenza è stata confermata in appello: per i magistrati avrebbe agito spinto da “un odio e un rancore inaudito” nei confronti della moglie e mamma dei due bambini, Erica Patti, “tormentata e molestata” per più di un anno.
Dunque, la sua era una vendetta per la fine di una storia d’amore e avrebbe “deliberatamente voluto provocarle un’ultima e definitiva sofferenza: uccidere i figli e assaporare il gusto tremendo di vederla soffrire, anche di fronte ai corpi straziati e carbonizzati dei figli”.