La paura per il terremoto non è finita. Nei paesi colpiti dal sisma e nelle zone limitrofe, i cittadini vivono ancora ore di preoccupazione: "Se è vero quello che dicono i paesi vanno evacuati altrimenti si sta costruendo una gigantesca tomba sui cittadini". Con queste parole parole Maria Antonietta Di Gaspari, sindaco di Borbona, ha commentato la relazione resa pubblica ieri dalla commissione Grandi rischi. "Scosse fino a magnitudo 7 e dighe a rischio Vajont". Nel documento inviato alla protezione civile gli esperti invitano la popolazione a non farsi prendere dal panico, ma non è semplice vista le presenza di una faglia potenzialmente devastante a pochi chilometri dal proprio tetto. Le Di Gasparri ha raccontato che molti cittadini l’hanno chiamata in lacrime: "Sì, mi chiedono aiuto, ormai c’è la paura diffusa di questo 'Big One'. Siamo rimasti non più di 150 persone, la metà degli abitanti ha lasciato il paese dopo le scosse del 18 gennaio".
A Borbona si respira un clima surreale ha spiegato il sindaco: "Qualcuno dorme in auto da giorni, altri si sono costruiti delle strutture provvisorie ma vivono davvero ai limiti. Due frazioni sono state evacuate nelle scorse ore". E la protezione civile? "Finora non abbiamo visto nessuno", racconta alla stampa. "Ci hanno detto che le tensostrutture non si possono montare ma non mi chieda il perché". "Adesso dovremo ricominciare da capo a fare i sopralluoghi sulle abitazioni", aggiunge, "ma è tutto troppo macchinoso. I cittadini ci chiedono di avere sempre la soluzione in tasca, ma purtroppo non è così. Noi siamo vittime di una burocrazia che sta letteralmente uccidendo un popolo, parlo di tutta l’Alta valle del Velino".
A Campotosto, epicentro dei sismi del 18 gennaio, non va meglio. "Due terzi del paese sta cadendo, non abbiamo più il municipio, non abbiamo più nulla. Ci aggiunga tre metri di neve, siamo veramente in zona di guerra", ha raccontato il sindaco Luigi Cannavicci. Altro comune, stessi problemi. Leonessa. 969 metri d’altezza e 2500 abitanti. Qui il sindaco Paolo Trancassini ha deciso di chiudere le scuole in polemica con la commissioni Grandi rischi: "Continuo a rispondere ai nostri cittadini che le scuole sono sicure e che non ci sarà la fine del mondo. In questa situazione la Commissione dice sostanzialmente che ci sarà la fine del mondo: io non lo so se le mie scuole resistono alla fine del mondo e allora le ho chiuse".

fonte: caffeinamagazine.it