Con ben il 61,5 per cento dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici è il peperoncino proveniente dal Vietnam il prodotto alimentare meno sicuro in vendita in Italia che, nel corso del 2013, ne ha importato ben 273.800 chili per utilizzarlo nella preparazione di sughi tipici come l’arrabbiata, la diavola o la p******esca piccante e per insaporire l’olio o per condire piatti senza alcuna informazione per i consumatori. È quanto emerge dal dossier della Coldiretti che ha illustrato la “Classifica dei cibi più contaminati”, elaborata sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa).
IMPORTAZIONI AGROALIMENTARI – Secondo la Coldiretti le importazioni agroalimentari a basso costo ma a rischio elevato in Italia hanno raggiunto la cifra record di 39 miliardi di euro a causa della crisi.
ALIMENTI SOTTO ACCUSA – Nella maggioranza del peperoncino importato dal Vietnam è stato trovata la presenza in eccesso di difenoconazolo, ma anche di hexaconazolo e carbendazim, vietatissimi in Italia. A preoccupare, però, è anche l’arrivo sul territorio nazionale di 1,6 milioni di chili di lenticchie dalla Turchia che, secondo l’Efsa, sono irregolari in un caso su quattro (24,3 per cento) per residui chimici in eccesso e delle arance dall’Uruguay che presentano il 19 per cento dei campioni al di sopra dei limiti di legge per la presenza di pesticidi come imazalil ma anche di fenthion, e ortofenilfenolo vietati in Italia.
LA CLASSIFICA – Ecco la classifica dei dieci cibi più contaminati provenienti dall’estero:
1) Peperoncino, Vietnam, 61,5% di irregolarità
2) Melagrana, Turchia, 40,5%
3) Frutto della passione, Colombia, 25%
4) Lenticchie, Turchia, 24,3%
5) Arance, Uruguay, 19%
6) Ananas, Ghana, 15,6%
7) Foglie di Té, Cina, 15,1%
8) Riso, India, 12,9%
9) Fagioli, Kenya, 10,8%
10) Cachi, Israele, 10,7%
COME DIFENDERSI – Per Coldiretti l’arma di difesa principale del consumatore consiste nell’etichetta e perciò chiedono al ministro della Salute Lorenzin di accelerare le norme sulla tracciabilità in etichetta così da mostrare in trasparenza l’intera filiera produttiva e distinguere cos’è che è tipico dell’Italia e ciò che non lo è.

Fonte: nonsonocurioso.it