Tecnicamente i fondi saranno versati dal MES (Meccanismo europeo di stabilità), comunamente noto come “Fondo salva Stati”, che vede un intervento dell’Italia al 17,9%. Questo – al netto di altre variabili – rende facile fare alcuni conti: Roma dovrà versare ad Atene circa 15,4 miliardi di euro.
Ogni cittadino italiano – secondo stime approssimative – si troverà dunque a versare 385 euro che si sommeranno ai 1.625 euro pro capite già sborsati nel recente passato per conferire i 65 miliardi di aiuti già ricevuti dal governo ellenico (frutto della somma dei 10 miliardi di prestiti bilaterali, dei 37,5 miliardi provenienti dai fondi salva stati (Efsf/Esm) e degli aiuti percepiti attraverso la Bce).
Questo calcolo, naturalmente, non tiene conto di quanto gli italiani indirettamente risparmieranno con il salvataggio della Grecia in termini di riduzione dello spread e degli altri parametri finanziari negativi (impennata del debito pubblico in primiis) che avrebbero potuto comportare un peso ben più notevole sulle tasche degli italiani.
Aspetto da non sottovalutare se si considera che tutte le stime sui conti pubblici e le stesse previsioni governative sui dati finanziari, si basano sull’ipotesi di uno spread a 100 punti.
In caso di fallimento greco, o anche solo di uscita del Paese dall’Eurozona, si sarebbe potuto verificare uno scenario per l’economia italiana che avrebbe comportato comunque un maggiore esborso da parte dei cittadini rispetto a quella che alcuni analisti hanno già definito una “Tassa per la Grecia”.
Matteo Renzi, in una recente intervista su questo tema, ha spiegato che un rialzo permanente di 2 punti percentuali dei rendimenti sarebbe costato al paese 5 miliardi all’anno.
L’accordo greco invece, grazie alla discesa dello spread e quindi al calo dei rendimenti dei Btp, dovrebbe invece mantenere il debito pubblico sotto controllo, oltre a scongiurare eventuali ipotetici rischi di contagio derivanti da un possibile crollo dell’economia ellenica in caso di Grexit.
Fonte: retenews24.it