Negli allevamenti americani di manzi e polli, si fa un largo utilizzo di antibiotici e promotori della crescita come gli anabolizzanti e gli ormoni, che poi finiscono sulle tavole. Con l’accordo tra USA e Italia, il TTIP (Trattato transatlantico di commercio e investimenti) la bistecca fiorentina, le carni di manzo e di pollo in generale e, di conseguenza, anche i prodotti derivati, come gli omogeneizzati per i bambini, potrebbero essere preparati con carne di animali allevati con robuste dosi di antibiotici importata dagli States a prezzi bassissimi.
Secondo il presidente della commissione agricoltura e sviluppo rurale dell’UE Paolo De Castro e dal commissario europeo Vytenis Andriukaitis, non c’è alcun pericolo per la salute, ma ci si chiede perché in Europa questo tipo di allevamento è vietato. “Gli alimenti così prodotti possono essere importati nell’UE soltanto se è possibile dimostrare che non vi sono conseguenze sulla sicurezza alimentare. Gli animali e i prodotti importati nell’UE devono rispettare le prescrizioni dell’Unione sull’assenza di residui di antibiotici e di altre sostanze”.
Tuttavia, Il Fatto Alimentare, mette in evidenza che “gli addetti ai lavori sanno che è impensabile importare cosce o petti di pollo o bistecche di manzo dagli Stati Uniti non trattati con antibiotici, promotori della crescita, ormoni e anabolizzanti, anche se quanto dichiarato dal commissario lascia intendere il contrario”.
Si legge: “Negli Usa le regole sanitarie sono meno restrittive e prevedono negli allevamenti di volatili l’impiego regolare di antibiotici come nitrofurani e biochina, oltre a promotori della crescita come virginiamicina e zincobacitracina, per accelerare la crescita ed evitare malattie. Si tratta però di sostanze vietate in Europa dal 2006. Con il passare degli anni i microrganismi che vivono nel tratto gastrointestinale dei polli diventano resistenti ai farmaci, e finiscono per trasmettere questa capacità ai batteri patogeni per l’uomo”.
Ad avallare questa tesi è stato Altroconsumo, che ha condotto un’indagine su 45 campioni di carne di pollo. I risultati hanno riscontrato che nell’84% dei casi c’è la presenza di batteri mutati resistenti. Inoltre, negli USA i polli vengono lavati con una soluzione a base di cloro e candeggina diluita, mentre in Italia (e in Europa) i polli vengono lavati solo con acqua potabile e sottoposti a bassissime temperature per abbattere qualsiasi presenza di batteri. Inoltre la carne americana viene favorita nella ritenzione idrica con tireostatici e cortisonici, che ne migliorano l’aspetto, ma che poi, una volta in padella, portano la carne a restringersi notevolmente.
Inoltre, sospendendo per un paio di settimane prima della macellazione la somministrazione di questi farmaci, diventa impossibile distinguere i polli allevati con antibiotici e anche la carne trattata con ormoni e anabolizzanti. Quindi, i polli europei risultano completamente uguali a quelli degli USA.
Per queste motivazioni, gli esperti chiedono che gli allevatori americani adottin gli stessi criteri di allevamento europei e non la semplice equivalenza delle risultanze chimiche di laboratorio.

fonte: retenews24.it