In questi ultimi anno abbiamo spesso sentito parlare di maternità surrogata, ovvero quando una donna si dona per la gestazione di un feto e il relativo parto. Prassi legale ed usata in paesi occidentali e democratici come l’America, è usata perlopiù da ragazze volenterose di aiutare il prossimo (coppia etero-, omo- ma anche singoli) ad avere quello che non può avere: un figli. In genere per “lavoro” del genere le genitrici vengono pagate profumatamente eppure, chi ha usufruito dei servizi di queste ‘mamme a tempo determinato’, dice sempre la stessa cosa: “non lo fanno per i soldi”. Le coppie italiane che decidono di utilizzare questa opzione, però, devono spostarsi non poco (e spendere decine e decine di migliaia di euro). Ha fatto scalpore quindi la vicenda di una 28enne milanese che ad oggi risulta indagata, in stato di libertà, dalla Procura di Catania, dopo aver pubblicato on line un annuncio in cui sosteneva di essere al quinto mese di gravidanza e prometteva, dopo il parto, di vendere il figlio al migliore offerente. L'asta partiva da un prezzo di 10mila euro, ma la realtà è diversa da ciò che sembra.
Le indagini erano state avviate da personale del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania dopo un annuncio apparso sulla pagina Facebook “Compro e vendo tutto” in cui una utente, pubblicando l'ecografia del feto, proponeva l'affare. La donna è stata identificata e sottoposta a perquisizione domiciliare ed informatica, su disposizione dei Pm di Catania, eseguita dalla Polizia Postale di Milano. L'indagata, sposata, addetta in un esercizio commerciale, ha ammesso di essere stata l'autrice dell'annuncio, spiegando che la sua una provocazione, un 'troll', per creare disturbo e fomentare gli utenti. Per renderla credibile aveva pubblicato anche l'immagine di un'ecografia prelevata da un gruppo web di mamme. La Polizia Postale consiglia di non rispondere ai troll, ignorando le provocazioni e segnalando, comunque, i contenuti che potrebbero configurare reati procedibili d'ufficio o imminenti pericoli al fine, in ogni caso, di verificarne la fondatezza. (continua dopo le foto)


Un gioco quindi, finito malissimo per la ragazza milanese e che avrà delle ripercussioni di certo molto fastidiose. Ma è in questi casi che dovremmo porci una domanda fondamentale: quanti avrebbero potuto proporre “una cifra” per avere il bambino con sé? Quante persone, desiderose di divenire genitori avrebbero pagato un quinto o forse un decimo di quello che avrebbero pagato negli Usa, pur di avere un bambino da crescere e amare? Quanti avrebbero scelto la strada meno sicura, senza garanzie e decisamente illegale, pur di potersi permettere quello che desiderano davvero? Un'altra domanda sorge spontanea: "E' forse meglio concedere ai più abbienti, la possibilità di essere genitori?".