Recuperare le foto che sono state inavvertitamente cancellate dalle schede di memoria SD è un esercizio tutto sommato semplice. Niente paura, dunque, perché la procedura da seguire è semplice anche se non si è esperti di informatica. Il meccanismo si basa sul fatto che nel momento in cui un elemento viene cancellato da un archivio digitale, si crea semplicemente del nuovo spazio a disposizione per l’immissione di altri elementi.
Ciò vuol dire che i dati non vengono persi in modo definitivo fino a quando non si aggiungono altri dati, sovrascrivendo qualcos’altro. Per prima cosa, insomma, è bene evitare di scattare nuove foto; dopodiché, si può attuare il procedimento vero e proprio.
Se si tratta di una scheda SD presente in una videocamera o in una fotocamera, si può impiegare semplicemente il proprio computer, a prescindere dal sistema operativo di cui è dotato: MacOSX, Windows o Linux cambia poco, perché quello che conta è scaricare un programma che, essendo multipiattaforma, è in grado di adattarsi a qualunque realtà.
Si tratta di PhotoREC, ed è un software gratuito che può essere installato nel giro di pochi secondi: dopo che è stato lanciato, è sufficiente seguire le istruzioni riportate per riuscire a individuare il tipo di formattazione della scheda, così da essere in grado di recuperare quel che era stato cancellato. Per farlo, bisogna fare clic su File Formats e poi selezionare il formato – Raw, Png o Jpg -; quindi, si seleziona Browse e si clicca sulla cartella in cui dovranno essere copiati i file cancellati.
Nel caso in cui si abbia a che fare con una microSD presente in un tablet o in uno smartphone che usano il sistema operativo Android, non bisogna fare altro che scaricare un’app – anche in questo caso gratuita – denominataDiskDigger, disponibile nel market Google Play.
Nulla di nuovo sotto il sole: anche questa volta basta aprire il programma, selezionare la microSD e procedere con il recupero dei file che sono stati eliminati.
Per avere la certezza che i contenuti e le foto che sono state cancellate dalla SD possano essere recuperate, comunque, può essere utile avere qualche nozione in più a proposito delle schede SD. In primo luogo, vale la pena di specificare che la sigla SD è l’acronimo di Secure Digital, che rappresenta il formato di schede di memoria più diffuso per i dispositivi elettronici come fotocamere, smartphone e notebook.
Esse permettono di memorizzare quantità di informazioni molto grandi in formato digitale dentro memorie flash: ormai la maggior parte dei computer portatili è dotata di appositi lettori che mettono a disposizione la possibilità di connettere e impiegare queste schede.
La capacità delle Secure Digital è molto elevata, minore solo rispetto a quella delle CompactFlash; prima del 2008 il massimo consentito era di 16 giga, mentre oggi possono arrivare senza problemi fino a 512 giga. Diverso il discorso per le miniSD, che possono avere una capacità non superiore ai 256 giga, mentre per le microSD non si va sopra i 128 giga. Tra i punti di forza delle SD c’è la notevole resistenza agli urti che garantiscono: se un normale hard disk ha una resistenza di 200 grammi al massimo, queste schede possono sopportare fino a 2 chili.
Come le MultiMedia Card, questi componenti non si basano su connettori maschio – femmina, in quanto il loro funzionamento dipende da contatti superficiali: è proprio per questo motivo che sono così robuste. C’è da considerare, però, l’altro lato della medaglia, e cioè che le Secure Digital, proprio a causa di questa speciale configurazione, non sono adatte, o comunque sono poco consigliate, per le applicazioni che hanno a che fare con ambienti gravosi, soprattutto con molte vibrazioni.

fonte: letalpe.com