COSTRINGE LA MOGLIE A FARE SESSO SENZA LIMITI. QUELLO CHE ACCADE DOPO E' INCREDIBILE
Gli insulti, le minacce, le umiliazioni erano diventati ormai pane quotidiano in quella casa di Castelfidardo, dove per diversi mesi un uomo sarebbe arrivato anche a strappare i vestiti di dosso alla moglie per costringerla a fare sesso contro la sua volontà, mortificandola e maltrattandola. La sfortunata non poteva ribellarsi, pena una notte passata sul pavimento. Secondo la donna, l’unico obiettivo di queste continue vessazioni da parte del marito, un 29enne marocchino, era costringere la moglie a plurimi, quotidiani ed estenuanti rapporti carnali. Una maratona del sesso che, secondo le accuse riportate dalla procura di Ancona, aveva provocato alla moglie gravi problemi nelle parti intime, tanto da farla ricorrere alla cure del medico specialista.
Un vero incubo quello descritto dai magistrati dorici avvenuto dall’agosto 2010 fino al gennaio del 2011, subito dopo aver sugellato il matrimonio islamico in Marocco con quell’uomo. Poi il trasferimento nell'anconetano. Secondo quanto raccontato dalla donna, non c’era giorno in cui lui non la riempisse di botte, pretendendo sempre rapporti sessuali, nonostante dolori e problemi fisici alle parti intime di lei. L’uomo le avrebbe peraltro impedito anche di vedere parenti ed amici in questo periodo.
Accuse però che sono state smontate dalla difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Andrea Nocchi, il quale è partito da una premessa fondamentale: nell'Islam il matrimonio non è finalizzato unicamente alla riproduzione della specie umana e all’amore ma anche al piacere stesso dell'atto sessuale all'interno della coppia. Quindi l’imputato non avrebbe commesso alcuna violenza sessuale. Piuttosto da parte sua ci sarebbe stata una foga riconducibile alla sua giovane età (all’epoca dei fatti, nel 2010, aveva 23 anni) e alle nozze appena suggellate. In altre parole, le presunte lesioni lamentate dalla donna non sarebbero il simbolo di violenze quanto una conseguenza palpabile della cosiddetta “sindrome da luna di miele”, una patologia che racchiude diversi disturbi intimi legati alle prime notti di nozze. Per quanto riguarda invece i maltrattamenti, l’accusa sarebbe riuscita ad attestare solo un referto medico che testimoniava una lesione ad un timpano a seguito probabilmente di uno schiaffo giudicata lieve. Meno di 20 giorni di prognosi. Troppo poco per procedere con l’accusa di maltrattamenti. Peraltro la donna non si sarebbe costituita parte civile, per poi rendersi irreperibile e, infine, ritirare la denuncia nei confronti del marito. E così l’uomo è stato assolto dai reati di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia per insufficienza di prove.
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