EREDITÀ DI ALBERTO SORDI ALL'AUTISTA, LA SORELLA AURELIA TRADITA DAL SUO AVVOCATO
Non sarebbe stato disinteressato l'avvocato romano Carlo Farina, quando in veste di legale della signorina Aurelia Sordi, sorella dell'Albertone nazionale, respingeva qualsiasi dubbio sulle capacità della sua assistita nel momento in cui ha affidato al suo autista, il peruviano Vincente Arturo Artadi Gardella, la gestione dell'immenso patrimonio di famiglia. «La signorina è molto sorpresa e offesa di essere considerata incapace di intendere e volere», faceva sapere l'avvocato Farina.
Ora la novità. Anche il penalista, secondo la ricostruzione del pm Eugenio Albamonte, faceva parte della complotto ordito dall'autista per mettere mano sulla gestione dell'eredità Sordi. Così l'avvocato Farina rischia il rinvio a giudizio per il presunto raggiro alla novantacinquenne Aurelia Sordi. Il legale, infatti, è uno dei dieci indagati che ieri si sono visti recapitare dalla Procura di Roma l'avviso di chiusura delle indagini. Con lui, risponderanno dell'accusa di circonvenzione di incapace l’autista Artadi Gardella, il notaio Gabriele Sciumbata, che ha ratificato la procura generale in favore dell'autista, e l'avvocato civilista Francesca Piccolella, che ha istruito la pratica.
Da quanto è emerso dalle indagini, infatti, i quattro si conoscevano, in particolare i due legali, e quando l'avvocato Farina ha accettato la nomina di curare gli interessi della quasi centenaria sorella di Alberto Sordi, la signorina già mostrava evidenti segni di demenza senile come poi accertato da una perizia disposta dal tribunale. Altri sei indagati, tutti appartenenti al personale di servizio della villa Sordi a Caracalla, risponderanno invece del reato di ricettazione.
IL RAGGIRO
Nel novembre 2012, in vista del Capodanno, avrebbero accettato in regalo grosse somme di denaro dalla signorina Aurelia, secondo il pm, pur essendo consapevoli che erano il frutto di un reato, del raggiro già in atto. Martha Roxana Luna Zavala e Rodolfo Petralia avevano ricevuto 150.000 euro, Ioan Finta e Juan Carlos Maranon Ruiz, 200.000 a persona, come Pierina Parenti, Alicia Zavala Salinas, e lo stesso Artadi Gardella, che si erano accaparrati assegni da 400.000, in qualità di collaboratori di lunga data. Non è mai finito nell'inchiesta, pur avendo ricevuto la donazione di 400.000 euro, Antonio Chiani, figlio della cameriera storica di casa Sordi ed attuale gestore degli affari della villa. Chiani, infatti, a differenza degli altri si sarebbe insospettito segnalando l'anomalia in banca e ripetendo i suoi dubbi in procura una volta convocato.
A far scoppiare il caso era stato Umberto Catellani, il direttore della Banca Popolare di Sondrio di via Cesare Pavese, dove Aurelia Sordi gestiva da anni personalmente diversi rapporti bancari, tranne uno più piccolo (dove confluivano trentamila euro al mese) utilizzato per far fronte alle spese di routine della villa. A quel conto potevano accedere periodicamente e con firma congiunta solo Antonio Chiani e Vincente Arturo Artadi Gardella. Nel gennaio 2013 invece Artari Gardella si era presentato allo sportello per consegnare la procura speciale che gli dava di fatto poteri illimitati nella gestione dei beni immobiliari e dei conti di Aurelia Sordi. L'autista così non solo si ritrovava a poter gestire l'intero patrimonio ma anche i trattamenti sanitari della padrona di casa. Da qui la decisione del direttore della banca, amico di vecchia data di Alberto Sordi, di segnalare il caso al tribunale civile che poi ha dirottato il fascicolo a quello penale, ravvisandone estremi di reato.
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