Quando venne uccisa, nel maggio 2013, Fabiana Luzzi, la ragazza sedicenne barbaramente pugnalata e poi bruciata viva dal reo confesso fidanzato diciassettenne, Davide Morrone, divenne uno dei simboli della lotta al femminicidio.
Per lei scesero in piazza a centinaia, nella sua Corigliano Calabro, dietro gli slogan “16 anni per sempre” e “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”. In 5mila parteciparono poi al suo funerale, a cui presenziò anche l’allora ministro Josefa Idem.
Nelle scorse ore, Davide Morrone è stato condannato a 18 anni di carcere dalla Corte di cassazione, che ha confermato la condanna inflitta dalla sezione minori della Corte d’appello di Catanzaro. Confermate, rigettando le richieste contrarie del Procuratore generale, Pietro Gaeta, l’esclusione nei confronti di Morrone dell’aggravante della premeditazione e la seminfermità mentale.
Una sentenza che non soddisfa il padre della giovane vittima, Mario Luzzi, che alla vigilia dell’udienza in Cassazione aveva sottolineato: “Altro che riduzione, dovrebbero condannarlo piuttosto all’ergastolo”.