GIUDICE PLAGIATO DA UNA SETTA. 'PICCHIAVA LA MADRE E LA USAVA COME CAVIA'
Per curare la malattia dell'anziana madre le somministrava farmaci cinesi, come olii 'benedetti' o piramidi di cotone, usandola come cavia, invece di portarla all'ospedale. E poi giù botte e minacce, lanciandole addosso degli oggetti, facendola dormire sul divano della sala da pranzo sia d'estate che d'inverno. Accuse, pesanti, quelle rivolte alla "pecora nera di casa" dai figli dell'anziana donna al loro fratello, che di mestiere fa il giudice a Roma. Magistrato che adesso è finito alla rocesso sbarra a Perugia per questi abusi, come riporta il Giornale. Ma c'è di più. Il giudice sarebbe stato plagiato da una setta, un gruppo spirituale che pratica il karma al quale il magistato si sarebbe rivolto per corteggiare una donna o subaffittare un immobile. E i maestri della setta avrebbero fatto credere al magistrato di essere la reincarnazione di un guerriero che deve espiare il male fatto nella vita precedente.
LE DENUNCE I suoi due fratelli lo hanno denunciato ai carabinieri per aver segregato la madre in casa, impedendole di parlare con gli altri parenti e impedendole addirittura di fare e ricevere telefonate. E poi, le avrebbe rubato anche le lettere che gli altri suoi figli le scrivevano. E il giudice, per tutta risposta, ha denunciato i suoi fratelli, facendo entrare nel processo, come testimoni, zii, nipoti, badanti, parenti e amici. Tutti chiamati a confermare o smentire cosa davvero avvenisse in quella casa, dove un'anziana faceva da cavia agli esperimenti del figlio con i farmaci cinesi.
Sullo sfondo, il testamento da oltre un milione e trecentomila euro dove la ricca mamma, poi morta per una malattia diagnosticata tardi, ha deciso di lasciare tutto al figlio magistrato. Quella disposizione testamentaria non è andata giù ai fratelli del giudice, che hanno impugnato l'atto.
LE INDAGINI Dalle indagini, poi, emerge che una colf ha ricordato ai pm di Perugia che «da sempre, il figlio ha impedito alla madre di aprire la porta dell'abitazione quando venivano a farle visita gli altri due figli». Il cugino del giudice, poi, ha ricordato che, di proposito, il magistrato «non ha pagato le ultime bollette telefoniche, facendo così distaccare la linea dal gestore».
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