HA UN TUMORE, LA DITTA LO LICENZIA: ''TROPPI GIORNI DI FERIE PER LE TERAPIE''
Noncurante delle sue condizioni di salute. Noncurante dei tumori con cui deve ancora convivere da sette anni. Quasi un anno fa, era il 24 luglio, Oliviero Biancato, elettricista 52enne di Marcon,si tuffò nelle acque del Marzenego per salvare una donna che si era gettata dal cavalcavia di San Giuliano. Voleva farla finita. Lui evitò la tragedia, senza pensarci su nemmeno un secondo.
«Non posso farci niente - dichiarò al tempo - ti scatta qualcosa dentro e non puoi fermarti». Ora Oliviero Biancato è disoccupato. Troppi giorni di malattia per le terapie e la ditta di Mestre per la quale lavorava fino al 29 aprile gli ha consegnato la lettera di licenziamento. «Mio marito è stato la sola persona a muoversi, e ce n'erano altre sul cavalcavia. Non so in che Paese viviamo», sottolineò la moglie del 52enne subito dopo il salvataggio. La stessa moglie che ha dovuto consolare il suo uomo dopo la brutta notizia.
Un fulmine a ciel sereno. Motivo? «Ha esaurito i giorni di malattia concessi in tre anni (sono 274, ndr) per potersi curare - spiega - è stato operato a giugno scorso, poi ha cominciato una prima fase di tre cicli di chemioterapia che non sono andati bene». La trafila è lunga. Dentro e fuori dall'ospedale. Anche perché serve tempo per riprendersi dalle sedute. Per rimettersi in forze. «Tra novembre e dicembre siamo stati nel limbo perché non si capiva che terapie dover seguire. A metà febbraio c'è stato un nuovo ricovero, perché la malattia è ripresa», racconta la moglie. Il countdown quindi è scattato di nuovo. Inesorabile. Poi la decisione inaspettata dell'azienda: il licenziamento. «Il 24 maggio mio marito dovrà sottoporsi al sesto ciclo di chemio - racconta la donna - se la tac fosse andata bene lui aveva tutta l'intenzione di tornare al lavoro. Invece è stato convocato dai dirigenti della ditta perché volevano parlare con lui. Non ce l'aspettavamo».
Oliviero Biancato è rimasto "vittima" dell'articolo 19 del contratto collettivo dell'industria metalmeccanica, che norma il cosiddetto «periodo di comporto». Una pensione d'invalidità, naturalmente, c'è. «Non è una questione economica - spiega la moglie - ma di avere almeno il diritto di ammalarsi. Pensi che mio marito voleva rientrare al lavoro e lasciar perdere le terapie. Non vuole neanche pensare di andare in pensione anticipata, ne soffrirebbe troppo nelle sue condizioni. Se per curarsi si perde il posto, allora uno per che cosa lotta a fare».
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