A seguito della tragedia di Lampedusa, il popolo italiano sta mostrando senza vergogna tutto il proprio razzismo e la propria disumanità.
Pregiudizi, menzogne, "leggende metropolitane" che si accavallano, con l'unico intento di trasformare la figura del migrante nel simbolo dell'irregolarità e della criminalità.
Non è certo una storia nuova. Quando un popolo è al collasso, schiacciato da crisi economiche, quando il malumore verso le istituzioni comincia a serpeggiare, quando la destabilizzazione è una prassi, ecco che viene a crearsi il fenomeno dell'"uomo nero", l'individuazione cioè di un capro espiatorio che si faccia carico di tutte le accuse, anche le più infamanti, al fine di unificare, nell'odio, gli altri. Tutti contro uno solo, che può essere un soggetto, una classe, un'etnia. Attualmente, neanche a dirlo, sono i profughi.
E' l'immigrato, colui che fugge dalla fame e dalla guerra e che, alla fine, in Italia non ci vuole neanche restare. E' l'uomo disperato che tenta di ricostruirsi una vita altrove, ma che viene ostacolato dalle leggi e, soprattutto, dall'odio per il diverso. Da quello stesso sentimento vergognoso che spinge a creare "leggende metropolitane" che lo vedono sempre, sempre, sempre protagonista di vicende turpi e indegne. Può essere il caso dei profughi di Lampedusa "che mangiano cani" -una bufala video divenuta virale su internet nei giorni scorsi- o qualcos'altro che, però, abbia come essenziale fine quello di aumentare l'astio nei suoi confronti.
E così eccola, l'ultima. Una fotografia che mostra chiaramente vaschette di cibo, monouso, gettate in sacchi neri e in cassonetti dell'immondizia. Un'immagine che sta facendo il giro d'Italia, facilitata dall'immediatezza concessa da internet. Quelle ritratte sono confezioni provenienti da mense pubbliche, evidentemente, anche se nessuna etichetta è presente. Secondo chi per primo l'ha postata, privo di alcuna fonte si tratta di cibo "offerto dal governo italiano agli immigrati e da questi rifiutato e scartato”.
Si legge infatti, a descrizione dell'immagine: "Periferia est di Roma, di Tor Tre Teste, quartiere tranquillo fino a 2 3 anni fa, quando sono arrivati i clandestini/rifugiati politici sistemati dallo Stato in un complesso di abitazioni nel quartiere, a spese nostre ovviamente.
Il complesso è su una strada principale della zona e non (via Prenestina). Oltre agli innumerevoli casi di reati legati alla loro presenza e ad un campo nomadi sempre presente nel ‘fortunato’ quartiere, i residenti denunciano anche un’altra cosa.
Lo potete vedere nella foto a fianco: mono-porzioni di cibo ancora impacchettato e destinato ai clandestini che gli stessi gettano nel cassonetto all’esterno del complesso loro riservato, perché non di loro gradimento.
Non scordiamo che queste persone percepiscono dallo Stato, cioè da noi, circa €45 al giorno di paghetta, oltre all’alloggio, quindi, visto che l’alloggio è gratis, preferiranno spendere i loro soldi direttamente al ristorante."
Ora è necessario domandarsi se quanto letto corrisponda al vero. Possibile, ma altrettanto possibile è che non lo sia. Se si effettua una veloce indagine sul proprio motore di ricerca, digitando "Tor Tre Teste profughi" si scopre immediatamente che in quella zona d'Italia immigrati sì, ce ne sono, africani (dato che per i rom c'era un piano di sgombero), che si trovano lì già da parecchi anni e che, di conseguenza, nulla hanno a che vedere con i migranti di Lampedusa. Inoltre, sempre utilizzando il comunissimo Google si scopre anche che, nel quartiere sopracitato, l'ultimo dei reati tanto sbandierati da parte di immigrati di cui si abbia notizia è un furto di pigne. Nessun dato è presente in rete riguardo reati contro persone o beni privati.
Inoltre, dalla descrizione postata, si evince che il cassonetto fotografato si trova all'esterno del centro profughi di Tor Tre Teste. Non c'è comunque, nell'immagine, nessun indizio che possa confermare ciò; solo la presenza di due adesivi pubblicitari, di cui una riportante una ditta sita a Latina, a un'ora di strada. Niente che indichi neanche che il cibo gettato via non appartenga, invece, a una qualsiasi mensa scolastica od ospedaliera.
Qualche dubbio, nell'epoca della sobillazione al razzismo, è dunque lecito.