IL REGISTA LIZZANI SUICIDA A ROMA: SI È GETTATO DAL 3° PIANO. SE NE VANNO 90 ANNI DI CINEMA D'AUTORE
Lizzani come Monicelli, è morto suicida a Roma. Il regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico italiano si è gettato dal balcone della sua casa in via dei Gracchi.
Lizzani, che oggi a Roma a 92 anni si è tolto la vita gettandosi da una finestra con un gesto identico a quello con cui finì la sua Mario Monicelli il 29 novembre del 2010, ha attraversato da intellettuale e cineasta il '900, non a caso la sua autobiografia uscita qualche anno fa l'aveva voluta intitolare «Il mio lungo viaggio nel secolo breve»(Einaudi, 2007). Cominciò a lavorare nel cinema nel '48, co-sceneggiatore e aiuto regista di Roberto Rossellini in «Germania Anno Zero»: quell'esperienza cambierà la sua vita, gli farà incontrare la moglie a Berlino, lo spingerà a rischiare a sua volta l'avventura della regia, debuttando nel 1951 con «Achtung! Banditi».
È un film che viene immediatamente notato dalla critica, anche perchè il giovane regista ha alle spalle solo un pugno di documentari e perchè si fa per una sottoscrizione popolare latitando i produttori interessati. «Un gruppo di operai - aveva detto non molto tempo fa Lizzani all'ANSA - propose di dare vita ad una cooperativa che finanziasse dei film coraggiosi, quei film che l'industria privata non si sentiva di produrre. Bisognava rompere il cerchio di una consuetudine umiliante per il cinema italiano, dare un esempio, lanciare una iniziativa che potesse poi essere ripresa da altre città italiane, dimostrare che il popolo non solo amava il nuovo cinema italiano, ma voleva aiutarlo e rafforzarlo.
Genova volle il suo film ed i fondatori della cooperativa furono d'accordo a scegliere a tema della prima opera cinematografica finanziata direttamente dagli spettatori la Resistenza, che proprio a Genova aveva avuto momenti e figure indimenticabili». Nel cast si vede, tra l'altro una giovanissima Gina Lollobrigida. Da quel momento la carriera di Carlo Lizzani regista è ricchissima di titoli e, per la sua parte migliore, dettata da una volontà di testimonianza storica che lo collega strettamente al grande filone del neorealismo e poi della sua moderna traduzione realista.
Quattro anni fa, per l'omaggio che gli ha consacrato il Festival di Pesaro, Lizzani stesso volle riorganizzare la sua filmografia secondo una sorta di ideale storia d'Italia in cui tutti i momenti salienti sono stati da lui raccontati. Così da «Il gobbo» sulla resistenza a Roma al «Processo di Verona» (sulla fine del fascismo), da «Svegliati e uccidi» (su Lutring il «solista del mitra») a «Banditi a Milano» (sulla banda Cavallero e la malativa milanese), da «Mussolini ultimo atto» a «San Babila ore 20» (sui neofascisti milanesi), da «Un'isola» (sui confinati antifascisti come Giorgio Amendola« a »Caro Gobaciov«, tutto il secolo rivive nel suo racconto. E poi ci sono i temi più cari all'intellettuale, dal bellissimo »Cronache di poveri amanti« (da Pratolini» a «Fontamara» (Da Silone) a «Celluloide» (dal romanzo di Ugo Pirro in cui rivivono i giorni di «Roma città aperta».
Per arrivare alle miniserie tv, spesso di grande successo, come «Nucleo zero» (sul terrorismo seguendo il romanzo di Luce D'Eramo) a «L'ultima regina» (su Maria Josè). Un filone parallelo, carissimo al regista, è quello del documentario che lo accompagna dagli esordi a «La muraglia cinese» (una lavorazione epica nella Cina maoista degli anni '50) al collettivo «Un mondo diverso è possibile» girato a Genova nei giorni del G8. Carlo Lizzani è stato anche un grande saggista di cinema: ha firmato (con ben tre edizioni) una delle più complete «Storie del Cinema Italiano» e negli anni '80 proprio questa grande passione per l'arte cinematografica lo portò a resuscitare la Mostra di Venezia di cui fu direttore dal 1979 al 1982 e riportata nel novero dei grandi festival internazionali dopo otto anni di stop forzoso.
È stato il successore di Francois Truffaut alla testa della federazione mondiale dei cineclub. Nel 1999 ha avuto la laurea honoris causa in scienza della comunicazione dall'Università di Torino, nel 2011 è tornato alla Mostra di Venezia con il film collettivo «Scossa» sul terremoto di Messina, firmato insieme a Ugo Gregoretti, Francesco Maselli e Nino Russo. Quest'anno mancò l'appuntamento veneziano: voce narrante del documentario Il Neorealismo. Non eravamo solo... Ladri di biciclette di Giovanni Bozzacchi, non potè lasciare Roma per i postumi di una caduta. Un episodio che potrebbe averlo portato ad uno stato di tale prostrazione psicologica da essere all'origine del gesto drammatico di oggi.
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