La morte di un giovane atleta... Piermario Morosini: un giovane campione sfortunato !!
A volte non si spiega l'accanimento assurdo del destino sulla vita di una persona. Piermario Morosini ne aveva viste di tutte i colori: nel 2001 aveva perso la mamma, due anni dopo il papà e successivamente anche il fratello. Lui però continuava a rincorrere il suo sogno: diventare calciatore. Non ce l’ha fatta. Piermario Morosini, 26 anni, centrocampista del Livorno ma di proprietà dell’Udinese, è morto. Fatale, per lui, l’attacco cardiaco di cui è stato vittima al trentunesimo minuto del primo tempo di Pescara-Livorno. Scene drammatiche allo stadio Adriatico di Pescara. Dopo aver iniziato a barcollare, Morosini si è accasciato al suolo mentre la palla era lontana. Subito le due panchine hanno capito la gravità della situazione, richiamando l’attenzione dell’arbitro, che ha prontamente sospeso la partita, con i livornesi in vantaggio per 2 a 0.
Il personale medico presente allo stadio abruzzese ha subito praticato il massaggio cardiaco al centrocampista, utilizzando anche il defibrillatore. Poi corsa all’ospedale in ambulanza, all’interno della quale, secondo fonti mediche, Morosini era ancora in arresto cardiaco. Il centrocampista è stato portato al Pronto Soccorso dell’ospedale civile di Pescara; insieme a lui e ai sanitari, anche il medico sociale del Livorno, Porcellini. Secondo una prima diagnosi, Morosini sarebbe stato colpito da una crisi cardiaca con successivo arresto cardiocircolatorio. Sin da subito le condizioni del calciatore sono sembrate gravissime, tanto che un primo bollettino parlava di coma farmacologico. All’atleta, inoltre, era stato applicato un pacemaker provvisorio. I medici hanno provato a lungo a rianimare il calciatore anche attraverso la somministrazione di adrenalina. Ma non c’è stato nulla da fare. Poco prima delle 17 è arrivata la terribile notizia della morte del centrocampista. A comunicarla è stato il cardiologo dell’ospedale di Pescara, Edoardo De Blasio. Subito dopo scene di dolore straziante tra i giocatori del Livorno che hanno saputo in diretta la morte del loro compagno di squadra.
”Quando sono sceso in campo, Morosini era in arresto cardiaco e respiratorio: abbiamo praticato il massaggio cardiaco per un’ora e mezza prima solo manualmente e poi con diversi strumenti, ma non c’è stato nulla da fare. Non si può dire se la causa sia cerebrale o cardiaca, questo può stabilirlo solo una eventuale autopsia”: è quanto comunicato dal dottor Paloscia, responsabile dell’Unità Coronarica dell’Ospedale di Pescara, che era allo stadio come tifoso e che per primo ha tentato di rianimare il giocatore.
Allo stadio, invece, sgomento e le lacrime degli atleti in campo. E polemiche. Secondo alcune testimonianze, infatti, l’arrivo dell’autoambulanza sul terreno di gioco è stato ritardato perché l’ingresso allo stadio era ostruito da un’auto dei vigili urbani. Si è perso tempo preziosissimo fino a quando la situazione non è stata sbloccata dall’intervento dei vigili del fuoco, che hanno liberato il passaggio e permesso ai soccorritori di fare il loro lavoro. Versione confermata anche dal portiere del Pescara, Luca Anania, che ha raccontato anche come alcuni suoi compagni di squadra abbiano aiutato a trasportare la barella a mano sino all’ambulanza.
Per ricordare Morosini il calcio ha deciso di fermarsi: la Figc in un primo momento ha comunicato il classico minuto di silenzio prima delle partite (dalla Serie A alle categorie inferiori, scelta allargata dal Coni a tutte le manifestazioni sportive), poi ha deciso di sospendere tutti i campionati. Per una volta, lo spettacolo non deve continuare.
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