Si chiama “malattia di Lyme” e prende il nome di un piccolo centro del Connecticut, chiamato “Old Lyme” dove, nel 1975, si verificarono numerosi casi di infezione che interessarono la maggior parte della popolazione. La patologia, che ha ottenuto nuova attenzione da parte dei media a seguito del caso di Avril Lavigne, è una malattia infiammatoria trasmessa dalle zecche, che causa un rash che può essere seguito, anche a distanza di diverse settimane o mesi, da alterazioni neurologiche, cardiache o articolari. Sebbene se ne senta parlare di raro questa malattia non è poi così rara.
Casi di infezione in tutto il mondo. Dal lontano 1975 sono stati identificati numerosi casi negli Usa come anche in Europa, in Russia, in Cina e in Giappone. L'esordio si verifica generalmente in estate e all'inizio dell'autunno, in concomitanza con l’aumento della popolazione delle piccolissime zecche del gruppo Ixodes ricinus. Queste, oltre ad infestare gli animali che vivono nei boschi, dai piccoli topini fino ai più ingombranti cervi, attaccano occasionalmente anche l'uomo, attaccandosi alla cute senza che la vittima se ne renda conto. Le zecche allo stadio ninfale sono infatti molto piccole, e dunque difficili da vedere.
Ecco i rischi per l'uomo. Il rischio per l’uomo sopraggiunge quando la zecca infetta riesce a stare attaccata per oltre 36 ore. Il virus può diffondersi ai linfonodi, determinando un'adenopatia regionale, o disseminarsi nel sangue finendo col colpire gli organi interni. L'eritema, almeno nel 75 per cento dei casi, risulta esser comunque il primo segnale clinico della presenza della malattia di Lyme e compare nell’arco di tempo compreso tra i 3 e i 32 giorni dopo il morso della zecca. Nel 50 per cento dei pazienti non trattati si sviluppano anche lesioni cutanee.
I sintomi. A queste possono aggiungersi una sindrome muscolo-scheletrica simil influenzale: malessere, astenia, febbre, brividi, linfoadenopatia, faringite edematosa, congiuntivite, artralgie, mialgie, dolori dorsali, anoressia, faringodinia, nausea e vomito. In alcuni pazienti predominano sintomi che suggeriscono irritazione meningea, come cefalea insopportabile, rachialgie, dolore nucale o rigidità. L’infezione tardiva disseminata si verifica da settimane a mesi dopo il morso della zecca e comprende interessamento del SNC (meningite ed encefalite acuta, nevrite cranica, radicolonevrite e neuropatia periferica), del cuore (mio-pericardite e blocchi atrio-ventricolari), del sistema muscolo-scheletrico (artrite) e dell’occhio. Tali condizioni sono comunque abbastanza rare.
Molti i casi anche in Italia. In Italia il primo caso di malattia di Lyme è stato identificato in Liguria nel 1983. Negli anni seguenti molti altri casi sono stati segnalati in tutte le altre regioni, con esclusione di Valle d’Aosta e Basilicata. I casi sono stati complessivamente poco più di 1300, nel periodo dal 1983 al 1996. Seppure la scoperta della presenza del morbo di Lyme in Italia sia stata abbastanza precoce ad oggi non esiste un quadro unitario della epidemiologia sul territorio nazionale.
Esami e prevenzione. Molti aspetti della malattia di Lyme rispondono agli antibiotici ma il tempo necessario per la risoluzione completa può andare molto oltre il periodo di trattamento e la terapia della forma precoce è la più efficace. Per diagnosticare la presenza del morbo è sufficiente un esame del sangue. Un esame fisico può invece rilevare problemi congiunti al cuore ed al cervello nelle persone con la fase avanzata della malattia. Per questi casi, purtroppo, non esiste al momento un trattamento efficace in grado di curare la sindrome. Come spesso accade la miglior cura è la prevenzione. Quando ci si concede una passeggiata all’aria aperta è consigliabile utilizzare uno spray repellente contro gli insetti, da spruzzare sui i vestiti e sulla pelle in tutte le parti scoperte (non sul viso).

fonte: fanpage.it