È quella che una volta sarebbe stata definita «ragazza madre» e si è diplomata mentre accudiva il figlio neonato. Ora il bimbo ha l’età per frequentare la Materna e lei può finalmente pensare di cercare un lavoro stabile. Invece dalla scuola le hanno risposto che non c’è più posto, perché secondo i criteri di assegnazione i genitori che lavorano hanno la precedenza. La giovane donna cuneese si è rivolta all’associazione «Se non ora quando» (Snoq) di Cuneo e dal suo caso limite è nato uno studio sull’accesso alle scuole materne in città e ai criteri che lo regolamentano.
«In Piemonte lasciano il lavoro a causa della maternità 1500 donne all’anno. Un dato indegno di un Paese che voglia dirsi civile – esordisce Giulia Conte, presidente del gruppo, antropologa -. Per questo abbiamo raccolto e confrontato informazioni sulla situazione delle graduatorie per l’iscrizione dei bambini e delle bambine alle scuole materne scoprendo che, in forza dell’autonomia scolastica, ogni istituto fissa i propri criteri, senza omogeneità». Questo, oltre al disagio, crea confusione. Dall’associazione dicono che alcune segreterie e direzioni didattiche si sono dimostrate collaborative verso i problemi sollevati e interessate alla proposta di creare un tavolo tra Consigli di istituto «per l’adozione di criteri univoci e attenti alla contrattazione di genere, capace di coniugare il meglio di ciascuna riflessione di istituto». I criteri per l’ammissione alle scuole materne diventano importanti perché, al momento, i bambini rimasti fuori dalle graduatorie (per l’anno 2013/14) sono una sessantina.
«Considerata la forte crisi del mercato del lavoro – continua Conte -, riteniamo non più equi criteri che escludano i non lavoratori e le non lavoratrici dalla possibilità di vedere i propri figli ammessi alla scuola dell’infanzia. Pensiamo a genitori giovani, alla ricerca di lavoro, o a persone che per sopravvivere devono adattarsi a lavorare senza contratto».
Snoq indica già alcune soluzioni alla mancanza di posti, legate semplicemente a una migliore informazione. «La direzione di Borgo Gesso – si legge nella relazione dell’ultima assemblea dell’associazione - non ha stabilito criteri dato che i posti sono più numerosi delle richieste: un’informazione che forse non tutte e tutti hanno e che ci fa pensare a soluzioni in grado di fornire una risposta a genitori rimasti esclusi dalle altre graduatorie, magari attraverso un servizio di trasporto». E ancora: «Una sola direzione didattica ha inserito tra i criteri quello del bambino appartenente a nucleo familiare monoparentale e a bambino diversamente abile con diagnosi, e genitore che lavora in Cuneo, criteri che riteniamo importanti. Tutte le direzioni considerano la residenza ma anche la sede di lavoro è determinante quando occorre conciliare i tempi di vita».