Ovviamente l’idea non è andata giù a numerosi politici dell’opposizione secondo i quali la riduzione dell’orario di lavoro non sarebbe altro che un trucco a buon mercato per ottenere facili consensi in vista delle elezioni. La replica di Pilhemnon si è fatta attendere: “Abbiamo lavorato a lungo su questo progetto, respingiamo le critiche di chi ci accusa di cercare consensi elettorali. Chi ce le fa è sempre stato contrario, per ragioni ideologiche, alla riduzione dell’orario di lavoro”.
L’idea della riduzione dell’orario di lavoro non è una prerogativa svedese, ma una battaglia delle forze di sinistra radicale in tutta Europa, Italia compresa. Secondo diversi economisti, infatti, il motto “lavorare meno, lavorare tutti” in voga nel secolo scorso sarebbe più attuale che mai, in particolar modo in questa fase di crisi, con povertà e disoccupazione galoppanti. Secondo l’economista e sindacalista Pierre Carniti, infatti, “il pregiudizio secondo cui la globalizzazione renderebbe impossibile ridurre gli orari di lavoro” andrebbe rifiutato. Carniti ha spesso ricordato che ai fini della competitività quel che conta è il costo per unità di prodotto. Dunque non la lunghezza dell’orario settimanale ma la produttività oraria. In tal senso ridurre l’orario di lavoro, ripartendo la produzione tra i disoccupati, rappresenterebbe un’importante spinta per risolvere la crisi.
