Irene Del Monte morì a 12 anni per una banale influenza nel 2013 a Massa Carrara e i genitori accusarono il pediatra, Giorgio Biava, che oggi a tre anni di distanza è sotto processo per omicidio colposo, in quanto si limitò ad appurare le condizioni della ragazzina solo attraverso una telefonata.
Oggi al processo Stefano Pierotti, medico legale di parte civile, ha accusato in maniera forte il suo collega: “Impossibile rendersi conto al telefono delle reali condizioni di un paziente”.
Pierotti ha spiegato che se un ragazzo minore viene portato in ospedale per sindromi influenzali ha un’altissima percentuale di salvarsi, tesi già portata avanti da Gaetano Thiene, specialista in malattie cardiovascolari: “Se Irene fosse stata portata in ospedale, lì l’avrebbero ventilata e avrebbe superato la crisi polmonare che poi l’ha uccisa nel suo letto. Soltanto il pediatra con una visita a domicilio poteva accorgersi della gravità della situazione”.
Invece Biava non si recò in visita domiciliare, ma si limitò a spiegare alla madre della ragazzina quante volte doveva somministrare l’antipiretico, dice l’accusa nel processo.
Quella negligenza sarebbe dunque stata fatale alla 12enne che nel giro di qualche giorno vide aggravarsi le proprie condizioni di salute finché i polmoni furono talmente infiammati che smisero di respirare.
Scettico è invece apparso sulla possibilità che il pediatra si potesse rendere conto con una semplice visita domiciliare che Irene stesse male un altro medico: Andrea Cavazzana, primario dell’unità operativa di Anatomia patologia dell’Asl1, che ha supportato il medico legale Maurizio Ratti per l’autopsia disposta dal pubblico ministero Rossella Soffio.
Un terzo perito, in passato, aveva spiegato che Irene Del Monte era morta per una miocardite.

fonte: direttanews.it