Da quando aveva 12 anni infatti Sofia soffriva di depressione con forti tendenze all’autolesionismo. La mamma si era resa conto della situazione e aveva deciso di ricorrere alle cure psicologiche attraverso il sistema sanitario nazionale britannico. Il medico che aveva visto Sofia l’aveva segnalata ai servizi per le malattie mentali di bambini e adolescenti. Qui però iniziano i problemi. Infatti quel medico si era sentito dire che la ragazzina non aveva i requisiti necessari per pensare a una terapia o a un ricovero forzato.
La situazione mentale di Sofia, però, continuava a peggiorare e gli episodi di autolesionismo erano sempre più frequenti. Qualche mese dopo la mamma chiese nuovamente aiuto. Questa volta Sofia fu visitata e i medici che prima l’avevano rifiutata decisero di assegnarla ad un programma specifico per i giovanissimi che soffrono di depressione. A quel punto però si presentò l’ennesimo problema. Per accedere alle cure c’era una lista d’attesa di almeno sei mesi. Sofia e la sua famiglia furono lasciate per l’ennesima volta da sole e, due mesi dopo, la ragazza si suicidò.
L’indagine giunta oggi a conclusione ha portato alla luce tutti gli errori di valutazione e i ritardi dei medici e delle istituzioni sanitarie che hanno avuto a che fare con Sofia e che avrebbero potuto evitare il tragico epilogo. La mamma ha commentato così: «Piangeremo sempre la perdita della nostra dolce e bellissima Sofia, che è stata tradita e abbandonata dal sistema. So benissimo che quello di mia figlia non è un caso isolato: in questi ultimi anni sono tanti i ragazzi che vengono abbandonati da quelle stesse istituzioni nate per proteggerli e aiutarli. Ora mi auguro semplicemente che tragedie come questa, tutte evitabili, non si ripetano più».

fonte: direttanews.it