«Doveva essere un giorno di festa, invece è diventato il più brutto della nostra vita». Queste le parole di Cira, la sorella di Maria D'ambrosio, 38 anni, casalinga, morta in sala parto mentre dava alla luce la piccola Francesca, che sarebbe stata la sua quarta figlia.
Quando viene a sapere del decesso di sua sorella, Cira si trova fuori alla sala operatoria insieme alle due figlie maggiorenni di Maria, Anna e Rosa, di 18 e 19 anni e a Salvatore, il papà della neonata, secondo marito della 38enne, commerciante di prodotti ittici. «Avevamo già pronto il fiocco rosa da mettere fuori alla nostra casa - racconta Cira - è normale, ora stiamo male tutti, non solo per mia sorella e mia nipote. Fa male per tutti i casi passati e soprattutto per quelli che potrebbero ancora accadere. Non è la prima volta che accadono cose del genere in quell'ospedale. Speriamo che la giustizia faccia qualcosa, perché oggi è capitato a noi, ma domani potrebbe accadere ad altri. Solo le forze dell'ordine ci sono state vicine. Mentre aspettavamo e speravamo che a pochi metri da noi non stesse accadendo qualcosa di grave, nessuna delle persone che entrava e usciva dalla sala operatoria ci ha spiegato come stavano le cose. Solo quando sono arrivati i carabinieri abbiamo capito cosa stesse accadendo».I familiari raccontano che Maria ha fortemente voluto che Francesca nascesse, per poter dare una figlia al suo secondo marito. Questo era il suo più grande desiderio, che le è costato la vita. «All'inizio - racconta la figlia Anna - credevamo che mia mamma aspettasse due gemelli e che uno fosse morto. Poi scoprimmo che non era vero». La gravidanza di Maria, secondo il ginecologo del consultorio di Torre Annunziata che l'ha seguita fino ai primi di ottobre e la sua famiglia non ha mai presentato complicazioni e i risultati delle analisi sono sempre stati nella norma.Ciò che non è chiaro a Cira e ai suoi cari è quello che è accaduto in sala parto. «Mia sorella era alla 41esima settimana di gravidanza. Aveva finito i suoi conti lo scorso 4 novembre - racconta Cira - e non aveva le doglie quando è andata in ospedale». Da quando si è recata al Sant'Anna, i medici hanno effettuato vari tracciati alla paziente. «Quello delle 18 - continua Cira, che si sentiva telefonicamente con Maria - riporta che mia sorella aveva solo piccole contrazioni. Alle 22 la bella notizia: l'utero si è dilatato di sei centimetri e mia sorella ha le contrazioni. Così ci precipitiamo tutti in ospedale. Giunti al quarto piano, ci passano davanti alcuni infermieri con mia sorella su una barella, la faccia viola, un rivolo di sangue dalla bocca. Chiedo all'infermiera cosa avesse mia sorella. Lei per tutta risposta, copre il volto di Maria con un lenzuolo. Fino a mezzanotte nessuno ci dà spiegazioni. Non sappiamo nemmeno se Francesca è nata o no, perché nessuno ci ha detto niente».«Quando chiedevamo ai medici e agli infermieri che entravano e uscivano dalla sala operatoria cosa stesse accadendo, nessuno ci rispondeva, o ci diceva di non sapere perché lì dentro tutti erano severi», racconta Anna, una delle figlie di Maria. «Devono pagare davanti alla giustizia - continua la ragazza - anche se purtroppo nessuno mi darà mai più indietro la mia mamma».
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