Maurizia in ospedale è relegata in una stanza particolare, dove solo i medici e un visitatore per volta (protetto e disinfettato) possono entrare. Nel frattempo continua i suoi cicli di chemio e lotta contro l’incubo della morte e della solitudine: “Non ho ricevuto una visita da mio fratello – ha raccontato – se non un tentativo dopo 30 giorni. La notte non dormo, prendo le pastigliette perché ho paura. Se poi mi addormento e non mi sveglio più?”
Nonostante la fortissima tempra e le tante difficoltà già affrontate durante la vita (Maurizia cambiò sesso e nome alla fine degli anni ’70) i primi giorni in ospedale non sono stati dei più semplici. “Ho passato i primi dieci giorni a piangere, non è un reparto in cui uno si fa male a un piede. Qui una persona ha bisogno di sentirsi viva”.
Con grande sincerità, la Paradiso ha anche raccontato di un piccolo grande dramma come la perdita dei capelli: “Li ho tagliati al secondo ciclo di chemio, non volevo vederli nella spazzola. Li ho tenuti per un po’ in mano. Ho pianto e poi li ho buttati via”. “Ma se fossero solo questi i mali del mondo – prova a sorridere – perdere solo i capelli, andremo tutti meglio”.
