Maurizio Costanzo dall’altra parte della barricata. Lo ha intervistato il Corriere della Sera e il giornalista si è raccontato senza peli sulla lingua. Gli esordi, la moglie Maria e le precedenti, gli incontri che hanno cambiato la sua vita e le riflessioni sulla morte. Ha 78 anni Costanzo, ma a 14 già aveva le idee chiare sul suo futuro. La radio è sempre stata la sua passione ma quella che chiama predilezione per la pura parola è quella che l’ha portato a fare un primo giornalino scolastico alle medie. Ma è quando invia una lettera a Indro Montanelli, il suo mito, che comincia tutto. Montanelli lo chiamò a casa e lo invitò a visitare la redazione del Corriere. A soli 22 anni, poi, e senza alcuna raccomandazione di sorta, diventa caporedattore di Grazia: era preoccupato per questo ruolo e per darsi un tono, se qualcuno gli chiedeva l’età, se l’aumentava. Ma la vera svolta mediatica arriva grazie alla tv, con il primo talk show italiano, Bontà Loro.
Lo accusarono di aver copiato un programma che andava in onda negli States: “Certo che esisteva già, ma io non ne sapevo nulla. Essendo poco portato per le lingue straniere, anche se l’avessi visto su qualche canale non avrei capito un accidente! Comunque, penso che io sarò ricordato per il Maurizio Costanzo Show". Da lì sono usciti tantissimi personaggi. Quelli che lo hanno riempito d’orgoglio, dice ancora al Corriere, sono stati Paolo Villaggio e Andrea Camilleri. I più riconoscenti Iacchetti e Covatta e tra gli irriconoscenti pensava di poterci mettere Valerio Mastrandrea, ma poi è riuscito a ricredersi.
Vita privata: Maria è la donna che Maurizio Costanzo ritiene sia quella giusta. È stata la quarta delle sue mogli, ma non perché in passato volesse fare il latin lover, ma perché “se il matrimonio si incrinava, non cercavo un’amante, preferivo affrontare i problemi della separazione”, spiega il giornalista che a proposito di famiglia nomina ovviamente anche i tre figli, Saverio, Camilla e l’adottivo Gabriele, i suoi nipotini, il gatto Filippo e due bassotti, Ugo e Filippa. Ma è impossibile non tracciare un bilancio dopo 78 anni di vita così intensa: “Di sbagli ne ho commessi. Per fortuna la memoria ti salva, perché cancella molti brutti ricordi. A volte penso che si avvicina il momento del congedo: la morte è una liberazione, il dispiacere è di lasciare le persone che ami”, conclude.

fonte: caffeinamagazine.it