MIA MADRE SUICIDA, 9 ORE A GUARDARLA MORIRE
«Non è stato il cancro ad uccidere mia madre. È morta perchè si è suicidata. La sua agonia è stata lunga: nove ore di sofferenza senza assistenza medica, nove ore passate sul letto e noi ad aspettare che esalasse l'ultimo respiro». Il racconto di Sandrine Rousseau, portavoce del partito ecologista, riapre il delicato dibattito sull'eutanasia in Francia.
Proprio oggi un «comitato di cittadini», voluto e riunito da Francois Hollande, ha consegnato al presidente un rapporto per chiedere l'introduzione del «suicidio assistito».
La riforma della legge Leonetti, in vigore in Francia dal 2005, che vieta l'accanimento terapeutico, era una delle 60 promesse del candidato Hollande alle elezioni presidenziali. Ma invece di organizzare un grande dibattito nazionale, è ad un campione di 20 persone (selezionate dall'istituto di ricerche Ifop) che è stato affidato il compito di stilare una serie di proposte. Nel suo testo il «comitato cittadino» consiglia la legalizzazione del suicidio assistito: «L'aiuto al suicidio costituisce, secondo noi - è scritto - un diritto legittimo del paziente in fin di vita». È consigliato inoltre di riflettere su casi «eccezionali di eutanasia», da applicare qualora il suicidio assistito non fosse possibile, cioè se il consenso del paziente non può essere ottenuto. In questi casi a prendere la decisione sarebbe una commissione ad hoc. Il rapporto è in linea con l'opinione dei francesi, che si dicono in grande parte favorevoli ad un'evoluzione della legge. L'ultimo studio Ifop di novembre indica che il 92% di loro, nonchè il 60% dei medici, è favorevole all'eutanasia per le persone con malattie incurabili e che subiscono sofferenze insopportabili. A riaccendere il dibattito era stato anche di recente il caso degli «amanti del Lutetia», i due anziani che si sono suicidati, mano nella mano, reclamando in una lettera il diritto di morire dignitosamente. È sempre per far andare avanti il dibattito e di conseguenza la legge, che Sandrine Rousseau, vice presidente della regione Nord-Pas de Calais, ha deciso di raccontare la sua storia e la terribile agonia vissuta dalla madre, 68 anni, malata da tempo di cancro: «La prova più dura della mia vita», ha scritto sul suo blog. La madre di Sandrine Rousseau, approfittando di un momento in cui era sola, ha scelto di ingerire un misto di farmaci dopo aver rifiutato il ricorso alle cure palliative: «Mia madre non si è suicidata per piacere, l'ha fatto perchè sapeva che non avrebbero abbreviato le sue sofferenze, non abbastanza per morire con dignità». La sua agonia «non è stata dignitosa. Nè per lei, costretta a morire davanti a sua figlia e a suo marito, nè per noi, i suoi cari, costretti a subire una delle prove più dure che si possano attraversare». Rendendo pubblica la sua esperienza personale, Sandrine Rousseau ha ricevuto decine di messaggi di sostegno, ma si è esposta anche a conseguenze giudiziarie. Potrebbe essere infatti incriminata per omissione di soccorso.
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