Le storie di bullismo sono tutte terribili e odiose perché nella crudeltà dei ragazzini ci può essere dentro di tutto e molto spesso la violenza che esprimono deriva direttamente da quella imparata in casa dai genitori. Una violenza spesso psicologica oltre che fisica che può portare le vittime alle estreme conseguenze. Qui però non parliamo di un caso di suicidio, ma di qualcosa di diverso.
Tommy Allery, una ragazzino di 13 anni di Watford (Inghilterra), è stato aggredito da un bullo nei corridoi della scuola. Nel corso del pestaggio, registrato dalle telecamere di sicurezza, si vede il povero Tommy subire con le mani in tasca, rassegnato come sempre al suo ruolo di vittima sacrificale. Dopo alcuni violenti schiaffi Tommy cade a terra e sbatte la testa in modo atroce sul pavimento. Immediatamente perde conoscenza e viene trasportato in ospedale dove arriva in gravissime condizioni e già in stato di coma. Da quel giorno nulla è stato più uguale a prima per Tommy.
Il tredicenne infatti è uscito dal come, ma di fatto è in stato vegetativo. Vive su una sedia a rotelle, con un tubo che gli drena costantemente il fluido dal suo cervello: infatti nella caduta è stata compromessa una parte del cervello in maniera permanente, un danno dal quale non c’è più possibilità di recupero. La madre distrutta dice: “Vorrei tanto il mio Tommy indietro. Ma è come se fosse un nuovo Tommy: il mio vecchio tesoro mi manca così tanto”.
E poi aggiunge un dettaglio inquietante. Infatti forse Tommy poteva essere salvato se solo i soccorsi fossero arrivati in modo più tempestivo. Sotto accusa è finito il personale scolastico che, al momento della telefonata ai soccorsi, ha dichiarato che non si trattava di un caso grave e che quindi l’ambulanza poteva arrivare con calma. Quella calma, che tradotta in minuti è valsa circa mezz’ora, può essere stata decisiva nella vicenda di Tommy.

Fonte: direttanews.it