Mentre il costo della vita aumenta, i salari rimangono stagnanti e le sovvenzioni universitarie sono ancorare, per cui gli studenti si rivolgono a lavori ‘sessuali’ per arrivare alla fine dei loro studi. Nel Regno Unito, un recente sondaggio dell’Unione Nazionale degli Studenti ha scoperto che il 67 per cento degli studenti che lavorano nell’industria del sesso – che possono includere striptease sulla webcam e prostituzione – hanno fatto così per pagare le spese di soggiorno inclusi cibo e bollette o l’affitto. Si arriva a guadagnare 150 euro al giorno per prestazioni sulla webcam, ma anche 65 euro al giorno per vendere biancheria intima usata.
Stacey, 21 anni, ha iniziato a vendere le sue mutande online circa sei mesi fa perché aveva bisogno di guadagnare soldi extra mentre studiava. Ha raccolto un elenco di circa cinque clienti regolari sul sito web di biancheria intima Sofia Grey, ma entra anche nell’area clienti per trovare nuovi acquirenti. La sua gamma di acquirenti è ampi: da ragazzi di 18 anni a donne single 35enni. Vende circa cinque indumenti a settimana e ognuno gli viene pagato tra le 20 e le 50 sterline.
La richiesta di molti clienti che acquistano biancheria usata è che la giovane si masturbi prima di venderla e anzi alcuni vogliono anche la prova fotografica di questo. Da quando ha iniziato a vendere la sua biancheria intima, a Stacey non è mai stato chiesto di indossare un capo per più di una settimana. Lei stessa dice che non lo farebbe per questioni igieniche, ma c’è chi ha acquistato per cinquemila sterline un paio di mutande indossate per tre settimane. Stacey aggiunge che lei è felice di rifiutare tutti i clienti che la fanno sentire a disagio. “Non sono affatto a mio agio con le richieste di escrementi. Per questo ho dovuto rifiutare diverse persone”. Poi conclude: “Mi piace molto l’idea che la mia biancheria intima sia così ricercata, mi fa sentire potere”.
Alyssa Dweck, ginecologa e assistente professore clinico alla Mt. Sinai School of Medicine, ha avvertito che indossare ripetutamente la stessa biancheria intima può aumentare il rischio di infezioni e vaginosi batterica. La 21enne, intanto, dice che sta gradualmente conoscendo alcuni dei suoi clienti. Tuttavia, desidera mantenere queste relazioni professionali: “Non direi che siamo amici, ma parliamo ogni tanto. Parliamo brevemente di come stanno andando le nostre vite, ma niente di troppo personale”. Vuole in ogni caso mantenere segreto il proprio business: “Nessuno sa che vendo biancheria intima utilizzata. E non è perché mi vergogno, è la paura che tu lo dica a una persona, che lo dirà ad un altro, che lo dirà ad un altro ancora”. Intanto, visto come vanno gli affari, non è detto che la ragazza non decida di continuare anche dopo la laurea.

fonte: direttanews.it