NEONATO MORTO, LA MADRE CONFESSA: 'MESSO IN UNA BUSTA E GETTATO NEL WC'

Aveva mentito, la giovane madre assassina. Era nato vivo il neonato trovato in un cestino dell’ospedale San Camillo lo scorso 27 febbraio. Marika Severino, 25 anni, lo ha ucciso. Probabilmente subito dopo il parto. Come, al momento, lo sa con certezza solo lei. Forse il bambino è stato affogato nel water. Forse è stato soffocato, ammesso che ancora respirasse dentro la busta di plastica dove è stato raccolto, ormai cadavere, alcune ore dopo essere venuto al mondo. Gli esiti degli esami autoptici ordinati dalla procura sul cadaverino hanno portato alla luce una storia agghiacciante, che smentisce il racconto della ragazza. Marika, dopo aver soppresso suo figlio, proprio quello stesso pomeriggio era andata a prendere un aperitivo insieme a un'amica col neonato morto nascosto nella borsa, fino a quando dolori lancinanti al basso ventre non l'avevano convinta a correre in ospedale. Ora la ragazza è accusata di infanticidio e resta da capire l'effettivo ruolo avuto dai familiari della giovane: in casa, con lei, c'era anche sua sorella, che a suo dire non sapeva nulla della gravidanza né si sarebbe accorta del parto. Marika, per cui i legali hanno chiesto una perizia psichiatrica, al momento dell’arresto ha provato a spiegare l'accaduto in questo modo: «Il bambino mi è praticamente scivolato dentro il water e l'ho visto morto – ha mentito la ragazza - l'ho avvolto in una maglietta e l'ho messo dentro l'armadio della mia camera. Poi me ne sono andata a letto, distrutta. Mi sono svegliata verso le due del pomeriggio. Avevo sporcato tutto il letto di sangue....». La ragazza ha proseguito a verbale: «Ho chiamato mio padre al telefono: gli ho detto che sarei andata a casa sua a prendere gli assorbenti perché li avevo lasciati lì, dove vivevo fino a poco tempo fa. Mi sono vestita e sono andata da lui. Ho messo il bimbo dentro a una borsa. A casa di mio padre, dopo aver mangiato un boccone, mi sono messa un po' a giocare al computer, poi verso le sei ho fatto un giretto per la città insieme a una mia amica. Verso le nove di sera siamo andate a bere un aperitivo in un bar alla Magliana. Mentre eravamo lì ho cominciato a non sentirmi troppo bene. Allora ho salutato la mia amica, senza dirle come mi stavo. Sono andata verso casa ma poi ho cambiato autobus, ho preso il primo che andava verso il San Camillo. Prima di bussare alla porta del reparto di ginecologia ho appoggiato il bambino in un cestino che stava proprio là fuori".
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