La spada di Damocle che pende sulle tasche degli italiani è la clausola di salvaguardia che scatterà dal prossimo anno se i conti pubblici non rispetteranno i parametri richiesti dall’Unione Europea, portando all’aumento delle aliquote Iva e ad un drastico taglio alle detrazioni e alle agevolazioni fiscali per i contribuenti.
La situazione è complicata dall’incertezza dovuta ai tanti fattori concomitanti: se da un lato ci sono le rosee previsioni del governo che parlano di una crescita superiore a quella ipotizzata nel Def con un probabile tesoretto di 1,6 miliardi di euro da gestire, dall’altro c’è la “grana” del rimborso di 3miliardi spettante ai pensionati a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito l’illegittimità del blocco dell’adeguamento degli assegni all’inflazione.
Inoltre la clausola di salvaguardia è da considerarsi progressiva dal momento che prevede un importo per il 2016 di 16 miliardi, di 25,5 per il 2017 e di 28,2 miliardi nel 2018 che dovrebbe essere coperto con un aumento pari fino a tre punti della aliquota Iva attualmente al 10% e di due per l’aliquota attualmente al 22% (fino ad arrivare ad un valore dell’Iva del 25,5% tra tre anni).
Nonostante l’ottimismo dell’Esecutivo e i dati incoraggianti sul fronte della crescita economica non si può dimenticare il precedente della clausola 2013 che, nell’ottobre di quel mese, comportarono l’aumento dal 21 al 22% dell’Iva che ancora oggi tutti gli italiani sono costretti a “scontare”.