"Vedevo che casa sua era frequentata da alcuni stranieri, che aveva amicizie in quell'ambito". Lo ha spiegato, ai giudici della Corte di Assise di Rovigo, la cognata di Sereno Berveglieri, 78 anni, ucciso a gennaio 2015 nella sua abitazione di San Pietro Polesine. Venerdì 17 giugno, infatti, la scena nel processo aperto per quell'omicidio è stata ancora una volta dei testimoni dell'accusa, affidata al pubblico ministero Fabrizio Suriano.
Una amicizia che gli è costata la vita, secondo la tesi dell'accusa. Uno di quegli amici lo avrebbe ucciso.
Per quell'omicidio si trova a giudizio Abdelilah Soussou, 30 anni, il marocchino arrestato dai carabinieri a febbraio 2015. Lo difende l'avvocato Enrico Cogo di Padova, mentre la parte civile, costituita in aula, è curata dall'avvocato Alberto Duffini.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, Soussou avrebbe colpito l'anziano, poi gli avrebbe infilato la testa in un sacchetto di plastica, infine se ne sarebbe andato dopo avere rubato il televisore e la macchina dell'anziano. "Escludo che Sereno avrebbe mai prestato la sua auto a qualcuno - ha detto la cognata - ne era gelosissimo".
Non a caso, al momento delle indagini, sulle prime si pensò a un tentativo di furto in casa finito male, ma in seguito emerse che probabilmente tra i due c'era una frequentazione pregressa e che non si trattò di una irruzione: gli investigatori trovarono infatti il Dna del marocchino su una lattina di birra e una sigaretta, tra le immondizie di casa
Un omicidio d'impeto, quindi, nell'ottica accusatoria, magari a seguito di una richiesta di denaro non soddisfatta, magari commesso sotto l'effetto di stupefacenti. Col 30enne che aveva portato via da casa dell'anziano alcune povere cose, tra le quali il televisore del 78enne e la sua auto, con la quale era corso a Ferrara per poi prendere il treno e dirigersi in Toscana dove aveva un conoscente.
L'anziano, nella sua comunità di appartenenza, era noto e stimato. Al suo funerale centinaia di persone avevano affollato la chiesa e lo stesso parroco aveva levato un grido chiedendo giustizia e l'individuazione del colpevole. Le indagini dei carabinieri hanno soddisfatto questa esigenza.
A decidere il rinvio a giudizio era stato, nella giornata di giovedì 14 gennaio 2016, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo Pietro Mondaini, che aveva accolto le richieste del sostituto procuratore Fabrizio Suriano, mentre la difesa, affidata all'avvocato Federico Cogo di Padova, confida di ricontestualizzare la vicenda nel corso del dibattimento. La prima udienza dl processo si era tenuta nella giornata di venerdì 22 aprile
