Nel mese di giugno del prossimo anno Poste Italiane dovrebbe perdere il monopolio della consegna degli atti giudiziari, ma a causa della prevista quotazione in borsa dell’azienda di Stato, potrebbe verificarsi uno slittamento al 2019 dell’affare che – secondo le stime – può valere fino a 300 milioni di euro.
Una cifra che, in buona parte, ricade sulle tasche degli italiani dal momento che l’invio dei 28milioni di atti giudiziari avviene in regime di monopolio con prezzi che – secondo l’Antitrust – sono spropositati nella sostanza e anomali nella forma, dal momento che l’Italia è l’unico Paese europeo (insieme a Polonia e Portogallo) a non aver liberalizzato questo mercato.
La conseguenza immediata di tutto ciò è un prezzo per le consegne di questi atti che varia dai 7 ai 19 euro (in base alla natura dell’atto e al destinatario da raggiungere): una cifra superiore di 4 o 5 euro a quella dovuta, secondo le stime dell’autorità per la concorrenza.
Dietro questo servizio di recapito – secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano – ci sarebbe anche una battaglia politica interna al governo con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che vorrebbe mantenere la riserva legale per garantire alle Poste il più alto risultato possibile al momento della quotazione in borsa e la collega con delega allo Sviluppo economico, Federica Guidi, che preferirebbe invece la soppressione di questo “privilegio” per favorire la concorrenza e abbassare i prezzi per i consumatori.
La partita si giocherà al tavolo di discussione sul decreto concorrenza, per l’approvazione del quale dovranno essere prese decisioni simili anche riguardo la situazione di un’altra azienda che per anni ha goduto della posizione di monopolista e che potrebbe essere messa sul mercato (almeno in parte) per acquistare liquidità.

Fonte: retenews24.it