I rischi collegati all'esplosione di questo fenomeno sono diversi e quasi tutti evidenti. Ma nel mondo che cambia da sempre, con un universo digitale che gli cresce addosso come un rampicante, pensare di fermarsi non è contemplabile. E tra gli infiniti altri mondi che verranno fuori dalla mente degli esseri umani, il rischio di dimenticarsi del mondo reale esiste. Così come la condivisione degli spazi fisici potrebbe diventare un ricordo, lavorando nel proprio ufficio virtuale con colleghi connessi da tutto il mondo, vicino a noi nel digitale ma magari lontani chilometri. Nel mondo sociale virtuale le distanze si azzerano, come i costi in termini di tempo e denaro per percorrerle. E cambieranno anche i nostri concetti spaziotemporali, inevitabilmente arriveremo a riconsiderare l'idea della vita. L'avvento della realtà virtuale di massa metterà in moto il pianeta e sulla breve distanza darà da lavorare a programmatori, aziende, filosofi e probabilmente ogni altra categoria umana. Disconnettersi significherà decidere scientemente di non nascere una seconda volta, una possibilità inedita per l'uomo. Una delle tante che probabilmente ora frullano nel cervello di Zuckerberg.
Qualche anno, non più di cinque, forse meno, e quelli che oggi chiamiamo social media non saranno più "media", ma veri e propri mondi. In cui non solo leggeremo pensieri e messaggi di altri, ma potremo camminare, visitare, intrattenerci, lavorare. In cui potremo incontrare le persone, o meglio i loro avatar (ma ormai la differenza è impalpabile). Il tutto in 3D, in una realtà virtuale completamente immersiva. In grado un giorno di sovrapporsi al mondo reale, arrivando a definire anche il nostro già precario concetto di realtà. Che nel frattempo, diventerà aumentata grazie a dispositivi indossabili come i Google Glass. I nostri corpi diventeranno sempre più digitali, sia nel mondo quotidiano fatto di materia, carne e nervi, sia in quello elettronico che possiamo già creare e vivere, un po' come umani e un po' come fossimo divinità. Una scommessa grandiosa per Facebook, che ha già tentato esperimenti ad ampio raggio non andati a buon fine (Home, una piattaforma per smartphone) e che però quando ha investito ha ottenuto numeri, come con Instagram.
L'operazione che Mark Zuckerberg ha annunciato è un banale acquisto di una startup, mettendo sul piatto due miliardi di dollari per Oculus VR. Solo che Oculus non è proprio una startup qualunque: la piccola azienda ha da poco ricevuto il premio per l'innovazione al Consumer Electronics Show di Las Vegas. Perché ha ideato e prodotto - per ora in forma di prototipo - quella che si può definire la più completa e realistica piattaforma di realtà virtuale personale. Un visore leggero da indossare per accedere immediatamente a una realtà quasi fisica, in grado di coinvolgere completamente i sensi. E siamo solo all'inizio, Oculus Rift, questo il nome del visore, per ora ha mostrato qualche videogioco e poco più, lasciando più o meno tutti strabiliati.
Se proviamo a immaginare come sarà la nostra vita sociale in un mondo del genere, non ci allontaniamo troppo da un film di fantascienza. Spinto all'estremo, l'uomo potrà anche non avere mai più la necessità di contatti sociali fisici, nemmeno magari per un'operazione chirurgica. Avremo macchine domestiche in grado di essere controllate a distanza da medici che potranno diagnosticare e intervenire. Accade già adesso, e i costi diminuiranno, così come in ogni casa avremo stampanti 3D in grado di produrre più o meno ogni oggetto di uso comune. Ma fino a quel giorno ci sarà da sperimentare, ed è quello che farà Facebook con Oculus. Cosa vedremo da qui a breve? I primi pensieri portano a un Facebook che potrà diventare un mondo esplorabile, in cui i "mi piace" non saranno clic ma strette di mano, abbracci e baci tra "avatar" che girano per la realtà virtuale. Le pagine personali diventeranno abitazioni, luoghi virtuali in cui entrare e fruire di contenuti e quanto altro compone quello spazio digitale anche ora, ma in forma tridimensionale. E gli spazi commerciali saranno proprio quello, negozi in cui l'avatar potrà entrare per trovare magari un paio di scarpe da indossare nel mondo reale, ma con un'offerta molto più interessante del negozio vicino casa.
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