ROLEX D'ORO E FERRARI: ECCO LA VITA DEL BABY BOSS CHE HA UCCISO A 15 ANNI

Come un divo pubblicava su Facebook le foto dello sfarzo e della potenza criminale di cui era espressione, nonostante avesse solo sedici anni. Una pistola tatuata sul fianco sinistro e la bandiera della Spagna sull’avambraccio. Un Rolex d’oro al polso, un murales che aveva fatto dipingere nel suo rione, e in petto la scritta «Amato», il nome del clan al quale appartiene sin dalla nascita, essendo il nipote dei due capiclan che tra il 2004 e il 2005 organizzarono la rivolta contro i Di Lauro scatenando la faida di Scampia con 84 morti in sei mesi. La sua pagina social è condivisa da tremila «seguaci» che lo esaltano come un vip ma che, almeno per il momento, non lo vedranno per un po’ nelle sue osannate performance: a bordo di una Ferrari, in spiaggia mentre stappa quattro «Dom Perignon» da 200 euro a bottiglia, o alle feste di compleanno con vestiti di griffati.

Il doppio omicidio
Ieri i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna e della tenenza di Melito lo hanno arrestato perché il 20 giugno del 2016, quando aveva compiuto appena quindici anni, impugnò una calibro 7,65 e assassinò due affiliati della sua stessa cosca perché avevano osato ribellarsi agli ordini imposti dal clan Amato-Pagano, che era riuscito a ricompattarsi dopo la guerra che aveva combattuto contro gli Abete-Abbinante l’anno precedente e che li aveva visti perdenti, relegati al solo controllo di Mugnano e Melito. Alessandro Laperuta, 32 anni, e Mohamed Nuvo, 30 anni, continuavano a fare di testa loro e a non rispettare le «nuove regole».
Il raid
Così furono attirati in una trappola in un’abitazione al quarto piano di via Giulio Cesare a Melito. Ad attendere i due c’erano il minorenne (difeso dall’avvocato Luigi Senese) assieme a due complici, identificati e indagati a piede libero. Fu lui a sparare sei colpi di pistola: tre alla testa di Laperuta che morì sul pianerottolo del balcone, e tre contro Mohamed che agonizzante fu soccorso, invano, dai pompieri che per entrare nell’appartamento dovettero sfondare la porta blindata chiusa dall’esterno. Ma anche il 15enne fu ferito all’addome da uno delle due vittime. Durante la corsa in ospedale cadde dallo scooter e fu soccorso da una pattuglia dei carabinieri. Il ragazzino si salvò ma da quel momento partirono indagini serrate che si sono avvalse anche di ricerche su Facebook. Proprio dai profili social delle fidanzate delle vittime si è riusciti a risalire alle frequentazioni tra tutte le persone coinvolte nel duplice omicidio. Foto ad Ischia durante le vacanze estive, cene in ristoranti e selfie tra baci e bottiglie di vino.
Le parole della mamma
Poi le intercettazioni telefoniche che hanno dimostrato le tensioni che si vivevano nella zona di Melito con un gruppo di «autonomi» che cercava spazio all’interno del super-cartello criminale degli Amato-Pagano. E infine si doveva far fronte all’irascibilità del ragazzino. Fu la mamma intercettata a parlare con un affiliato al clan a dire che il figlio aveva fatto fuoco contro un ragazzo di colore pochi giorni prima del duplice omicidio. «Quello fa il parcheggiatore fuori da un locale e lo ha colpito alla testa con la pistola perché hanno litigato per nulla». Poi la raccomandazione: «Trovatelo e assicuratevi che non parli con le forze dell’ordine». Il gip del Tribunale dei Minori, Pietro Avallone, parla di lui come un personaggio «con una spiccata capacità criminale».

Il baby boss che a 15 anni ? mandante ed esecutore di due omicidi
fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it
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