ROMA, 8 MORTI SOSPETTE ALL'OSPEDALE SAN GIOVANNI: STESSO LETTO, STESSO PADIGLIONE. BATTERIO KILLER
ROMA - Otto morti sospette, avvenute negli ultimi mesi tra le corsie dell'ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, concentrate in un unico padiglione.
Otto pazienti ricoverati, che hanno contratto una comune infezione che, aggravata, ne avrebbe provocato la morte. C'è una nuova inchiesta che accende i riflettori sul nosocomio di via dell'Amba Aradam: dopo la segnalazione della Asl, saranno ora i magistrati di piazzale Clodio a indagare sulla vicenda. Il procuratore aggiunto Leonardo Frisani, che coordina il pool delle colpe professionali, ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. Il magistrato ha delegato gli accertamenti ai carabinieri del Nas, che nei giorni scorsi hanno sequestrato sedici cartelle cliniche. L'inchiesta è alle battute iniziali, ma potrebbe presto allargarsi. Gli inquirenti, infatti, indagheranno non solo sui casi di decesso, ma anche sul decorso ospedaliero di alcuni pazienti che sono stati contagiati, per capire se nella trasmissione incontrollata del virus sia configurabile una responsabilità da parte dei sanitari. IL SOSPETTO
Un dettaglio che fa pensare a una possibile negligenza da parte dei camici bianchi è che, a quanto sembra, la maggior parte dei pazienti deceduti sarebbe stata ricoverata in un unico padiglione, un reparto deputato alle normali trattazioni. E, soprattutto, avrebbe occupato lo stesso letto, quello con la targhetta numero otto. Il sospetto, ancora da verificare, è che le lenzuola e il materasso non fossero stati puliti e disinfettati a dovere, favorendo così la trasmissione del virus. Il "batterio killer" è il Clostridium Difficile, largamente diffuso e spesso innocuo, ma in grado di provocare un'acuta forma di colite che, se trascurata, può aggravarsi causando un'infezione letale. Si tratta di un virus particolarmente comune in ambito nosocomiale, che colpisce soprattutto soggetti anziani e debilitati, con il fisico provato da prolungate terapie antibiotiche. IN CORSIA
Tra le corsie d'ospedale è particolarmente facile contrarre la malattia: basta toccarsi la bocca con le mani dopo il contatto con superfici contaminate o con un soggetto infettato. In alcuni casi, poi, il batterio può proliferare in modo incontrollato, generando prima il contagio e poi la patologia. Il problema, quindi, è che se gli ambienti non vengono disinfettati, e i pazienti monitorati, è possibile scatenare una sorta di epidemia. Proprio su questo punto si focalizzerà l'indagine: capire se all'ospedale di via dell'Amba Aradam siano state adottate tutte le cautele necessarie per evitare non solo i decessi, ma anche un'eventuale trasmissione del virus. Un altro dettaglio all'attenzione della Procura, riguarda il mancato trasferimento dei pazienti colpiti in modo letale dal batterio: forse, sarebbero dovuti essere spostati in una struttura specializzata nel trattamento di malattie infettive, come l'ospedale Lazzaro Spallanzani, in via Portuense.
Autore: leggo.it
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