Sono stati tanti i colpi che quel branco inferocito gli ha sferrato contro, tanti i segni di quelle botte che lo hanno massacrato nella notte tra venerdì e sabato. Quella notte nella quale il giovane ventenne Emanuele Morganti, è stato pestato a sangue per quindici minuti all’esterno del locale Mirò di Alatri, in provincia di Frosinone, nella piazza centrale del paese. E domenica pomeriggio Emanuele ha perso la vita al policlinico Umberto I di Roma, nonostante i tentativi disperati dei medici di salvargli la vita.
Ma sul suo corpo non c’è alcun segno di difesa. Questi gli ultimi particolari che emergono dall’autopsia condotta dai medici legali sul cadavere del ragazzo. Dunque Emanuele, mentre cercava di fuggire, è stato colpito più volte alla testa e alle spalle. Il colpo mortale sarebbe stato quello alla testa, aggravato dalla caduta del ragazzo contro un’auto parcheggiata, lesioni ed ecchimosi sono state rilevate soprattutto in questa parte del corpo. Probabilmente un manganello di lunghe dimensioni, secondo quanto emerso dalla prima verifica, avrebbe sferrato il colpo letale. Compatibili dunque con il racconto dei testimoni le ferite rinvenute dai medici legali.
Secondo il racconto di chi ha assistito alla scena, il ragazzo era terrorizzato e tentava di sottrarsi alla furia della “belve”. A causa della colluttazione inoltre, la vittima avrebbe riportato anche numerose lesioni agli arti. L’esito di tutti gli accertamenti sarà in ogni caso reso noto tra sessanta giorni.
Nel frattempo sono il cuoco Mario Castagnacci, e il fratellastro Paolo Palmisani, entrambi di Alatri, i primi due fermati per l’omicidio del ragazzo.
Entrambi sono stati posti in regime di isolamento nel carcere romano di Regina Coeli, per il rischio di ritorsioni e minacce contro di loro da parte degli altri detenuti. Sussisterebbero alcuni precedenti per il cuoco di Alatri. Nel 2011 era stato arrestato poiché in possesso di cinque chili di hashish e attualmente sarebbe in corso un procedimento che lo vedrebbe coinvolto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Peraltro in queste ore, si segue la pista dell’atto commesso sotto l’effetto di droghe. Una pista che non convincerebbe però la famiglia della vittima, che teme un’attenuazione della gravità di quanto accaduto.
BC

fonte: direttanews.it