Nei giorni scorsi, Patrizio Cairoli, un giornalista che ha perso il padre, malato di cancro, nel pronto soccorso dell’ospedale romano, aveva scritto una lettera aperta al ministro Beatrice Lorenzin, descrivendo la morte del genitore, avvenuta in condizioni sconcertanti, tra tossicodipendenti e gli sguardi indiscreti di visitatori rumorosi, lungo la corsia del pronto soccorso. Arriva ora la replica del nosocomio, attraverso le parole del Direttore Sanitario, Luca Casertano: “L’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini esprime profondo rammarico e dolore umano per quanto accaduto nel suo Pronto Soccorso e raccontato dai famigliari del Sig. Marcello Cairoli. La scomparsa di una persona cara è la sofferenza più grande che capita nella vita di ogni essere umano. E il desiderio più grande e profondo è che questo possa succedere nel modo meno doloroso e traumatico per tutti”.
“Questa vicenda ha però delle implicazioni che vanno oltre l’aspetto umano – aggiunge il direttore dell’ospedale – e che è giusto evidenziare per non incorrere nell’errore di etichettare gli operatori della sanità pubblica in maniera errata”. Casertano mette ancora in evidenza: “I nostri medici lavorano sempre in emergenza ma con umanità”. Poi chiarisce le ragioni dell’azienda sanitaria, spiegando che Cairoli “era nell’area dei codici verdi e bianchi non per la gravità clinica, ma perché presso quel settore è consentito l’accesso dei famigliari in maniera più continuativa, cosa materialmente impossibile nell’area cosiddetta ‘critica’ in cui vengono presi incarico i casi più gravi”.
Quasi tutti gli ospedali, dice Casertano, non dispongono di un’area strutturata per accogliere le persone “in fine vita”, ma a volte accade che i familiari, “di fronte all’improvviso aggravamento delle condizioni cliniche, accompagnino il loro congiunto presso il pronto soccorso più vicino per un estremo, ma purtroppo vano, tentativo di ‘salvare la vita’ al proprio caro”. Il direttore sanitario va avanti: “Presso il dipartimento di emergenza dove è stato ricoverato il signor Cairoli ogni giorno arrivano 150 nuovi casi che vengono presi in carico e curati dal personale medico ed infermieristico. Un flusso elevato di persone che in caso di incremento di accessi di malati – non prevedibile ma frequente – può aver in qualche modo limitato o impedito una idonea comunicazione da parte degli operatori sanitari”.
“Un limite che stiamo cercando di affrontare anche grazie a nuove risorse che la regione Lazio ha messo a disposizione per la realizzazione di una nuova area di Pronto soccorso che preveda tra le altre cose, due settori deputati “al fine vita” dove i malati terminali possano concludere la loro esistenza con dignità e assisti dal personale e confortati dalla vicinanza dei loro cari”, conclude Casertano, intanto per la vicenda arrivano i primi provvedimenti, con il ministro Lorenzin che ha inviato una task force per accertare se vi siano state delle violazioni e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha chiesto al direttore generale dell’ospedale una relazione dettagliata sulla vicenda, chiarendo: “Non possono essere tollerate all’interno di una struttura della sanità pubblica, qualora fossero accertate situazioni, così lesive della dignità umana e del malato”.

fonte: direttanews.it