Roma -Veronica 14 anni: moglie bambina costretta a fare la schiava nel campo rom
Prima il matrimonio in tenera età, poi le botte, la schiavitù, l'obbligo di passare le giornate ad elemosinare per le strade di Roma. E' successo a Veronica, di origine slava ma nata in Italia, che è stata costretta a sposare un connazionale con rito rom quando aveva solo 14 anni. Da quel giorno per lei è stato l'inferno. Con il matrimonio i suoi genitori l'hanno affidata alla famiglia dello sposo, dalla quale hanno ricevuto in cambio una somma di denaro. Il rito rom, che non ha valore nel nostro Paese, è stato celebrato in uno dei tanti campi nomadi regolari della Capitale, quello in via di Salone. Dopo tre giorni di festeggiamenti, la ragazza è stata portata in una villetta, dove viveva la famiglia del marito. Costretta a mendicare e a fare la schiava per tutti gli abitanti di quella casa. La sua storia l'ha raccontata al Gruppo Sicurezza Pubblica ed Emergenziale (Spe), diretto dal vicecomandante del corpo, Antonio Di Maggio. Con scusa infatti si è recata al centro commerciale Roma Est, a Ponte di Nona, dove, a pochi metri di distanza c’è il Gruppo. Senza esitare e perscappare finalmente dalla sua terribile situazione ha denunciato tutti e chiesto aiuto. “Il campo è una realtà dalla quale voglio fuggire, non voglio più che mi accadano brutte cose come questa”, racconta Veronica con un filo di voce agli agenti. Capelli lunghi neri, lucidi, raccolti in una coda di cavallo, maglietta bianca e pantaloni neri, la ragazza tiene tutto quello che ha in uno zainetto che non abbandona nemmeno per un attimo. “II nostri genitori ci hanno costretto a sposarci” racconta la giovanissima “So che la famiglia di mio marito Adrian ha pagato una somma di denaro per avermi, ma non ho idea di quanto, perché a noi donne non viene detto. Dopo qualche mese trascorso in casa ad occuparmi delle faccende domestiche di dieci persone, mio marito mi ha detto che sarei dovuta uscire per tornare a casa con i soldi. Mi ha detto, che questi soldi, avrei dovuto procurarmelielemosinando e mai rubando, perché altrimenti c’era il rischio che togliessero la casa alla sua famiglia. Gli ho obbedito e tutti i giorni andavo ad elemosinare per portare a casa quei quindici, venti euro, che lui prendeva. Negli ultimi tempi poi lui e la madre hanno iniziato anche a picchiarmi”. Gli agenti dello Spe, dopo aver fatto una colletta e comprato un telefonino a Veronica, hanno provveduto a trovargli una sistemazione, di concerto col Tribunale per i Minorenni, in una struttura protetta. Subito dopo hanno proceduto all’identificazione delle persone coinvolte e alla denuncia all’Autorità Giudiziaria per il reato di percosse e maltrattamento. Oggi la «sposa bambina», è finalmente libera. “Ora voglio una vita diversa, come quella delle altre ragazze della mia età: senza botte, né violenze, né elemosina. Voglio andare a scuola, trovarmi un lavoro”.
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