San Camillo, abortisce e viene dimessa, ma espelle il feto nella doccia dieci giorni dopo
Non se la sentiva di portare avanti quella gravidanza, quel secondo figlio che aveva tanto desiderato, i medici erano stati chiari, è affetto dalla sindrome di down, le avevano detto. Per questo Stefania aveva deciso di abortire all'ospedale San Camillo di Roma. Ma dieci giorni dopo l'intervento qualcosa è andato storto. Forti dolori alla pancia, febbre alta: Stefania M., 38 anni, sente che qualcosa non va: espelle il feto nella doccia. Doppiamente vittima: di una diagnosi che non avrebbe mai voluto ascoltare, di una decisione sofferta ma soprattutto dell'errore grossolano di medici che le hanno causato il rischio di non poter avere più figli.
L'ennesima, assurda vicenda di malasanità che coinvolge un ospedale romano. La donna ha presentato denuncia contro il San Camillo. Ma è ancora sotto choc. A raccontare la sua storia è l'avvocato Piergiorgio Assuma. E' il 16 agosto, Stefania è alla dodicesima settimana di gravidanza quando, dopo aver diagnosticato la sindrome di down, decide di abortire nel reparto di Ivg dell'ospedale San Camillo di Roma.
Dopo qualche giorno di febbre alta, le condizioni fisiche della donna però degenerano: ha forti dolori in tutto il corpo e grossi problemi di deambulazione. Il 26 agosto, dopo 10 giorni dall'intervento, al mattino Stefania subisce una consistente perdita ematica e, entrando nella doccia, perde il feto che cade per terra. Il marito la trova accasciata in forte stato di choc».
«La vittima, che si trovava in Toscana al momento del fatto - aggiunge il legale - viene immediatamente accompagnata dal marito al Pronto Soccorso di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove dopo una nuova ecografia interna che rileva la presenza nell'utero di materiale abortivo presumibilmente la placenta, viene immediatamente portata in camera operatoria per un nuovo intervento di revisione della cavità uterina.
Dopo la querela, il Sostituto Procuratore Carla Canaia ha disposto il 'sequestro lampò della cartella clinica, la Procura di Roma sta indagando su questo gravissimo caso. Sul feto, che è stato mandato nel reparto di Anatomia patologica del Gemelli, è stato effettuato un esame istologico: era di 5,5 centimetri con porzioni di cordone ombelicale». L'avvocato fa sapere che la sua cliente ha una forte depressione, «non dorme, non esce di casa, non lavora quasi più.
Non è la prima volta che si parla di aborto sbagliato. Un altro caso simile, aveva già coinvolto un anno fa, lo stesso reparto dell'Ospedale San Camillo di Roma». Il 25 gennaio 2012 una donna di 24 anni decide di abortire perchè il feto sarebbe nato con una grave malformazione, dopo l'intervento la donna viene dimessa ma il giorno successivo si ritrova negli slip il feto che non era stato aspirato. La stessa metodica, lo stesso errore. E un altra vittima.
Fonte: messaggero
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