SCHETTINO, LICENZIATO DALLA COSTA, VA ALL'ATTACCO IN AULA: 'NON ERO AL TIMONE'
Ancora in tribunale: Francesco Schettino torna in aula a Genova e alla sezione del lavoro. L’ex comandante della Costa Concordia è stato citato dalla società armatrice, che chiede al giudice di «accertare la legittimità del licenziamento» notificato al suo dipendente il 19 luglio scorso. All’udienza, fissata per domani, sicuramente ci sarà l’avvocato Rosario D’Orazio che assiste Schettino in questa causa. Non è ancora certa la presenza del suo assistito.
SCHETTINO LICENZIATO CON IL RITO DELLA RIFORMA FORNERO Sarà una delle prime cause del lavoro di rilievo a svolgersi con il rito della riforma voluta dal ministro Elsa Fornero. Proprio per effetto della riforma, la Costa ha potuto anticipare l’ex comandante che, dopo l’opposizione stragiudiziale al licenziamento, avrebbe potuto aspettare fino ad aprile per ricorrere al giudice. L’azienda anticipa i tempi e sarà il presidente della sezione lavoro del tribunale di Genova, Enrico Ravera, a dover decidere. La società armatrice ritiene vi sia giusta causa nel licenziamento per una serie di comportamenti tenuti dall’ex comandante nella notte del 13 gennaio scorso, durante il naufragio in cui morirono 32 persone. Raffica di contestazioni: dall’abbandono della nave, alle decisioni in ritardo, alla manovra azzardata.
SCHETTINO: "NON ERO AL TIMONE" Schettino si oppone e, attraverso il suo avvocato, esibirà un verbale di conciliazione firmato al tribunale di Napoli dalla Costa e dal comandante della motonave Costa Marina che l’8 maggio scorso, all’entrata del porto di Heraclion in Grecia, sfiorò la collisione con due pescherecci. Il comandante di quella motonave ha evitato il licenziamento, dimostrando che a dirigere le operazioni era stato il primo ufficiale. «Si tratta proprio della stessa situazione di Schettino - spiega l’avvocato Rosario D’Orazio -. È negli atti dell’inchiesta penale che, al momento della manovra dinanzi allo scoglio del Giglio, al timone e al comando c’erano altri. Ma la causa di lavoro presenta anche altre anomalie giuridiche». Domani, l’avvocato D’Orazio si opporrà alla decisione immediata sostenendo che l’azienda non aveva interesse ad un giudizio tanto rapido. Spiega ancora il legale: «Dopo l’opposizione stragiudiziale, prima della riforma il licenziato aveva cinque anni di tempo per opporsi dinanzi al giudice. Oggi, appena sei mesi. Prima, quindi, l’azienda poteva temere, in caso di perdita della causa, di dover risarcire con rilevanti interessi ben cinque anni di stipendi non pagati. Ora, la cifra è ridotta di molto, considerando anche che, dal naufragio al licenziamento, sono passati sette mesi e in quel periodo il mio assistito non ha ricevuto mai lo stipendio. Perché tanta fretta della Costa alla causa?». Dopo la conclusione dell’incidente probatorio, l’inchiesta penale della Procura di Grosseto va avanti. E, nei diversi Paesi dei passeggeri, si preparano commemorazioni per il primo anniversario del naufragio.
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